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A Strasburgo Macron non convince gli euroscettici

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A Strasburgo Macron non convince gli euroscettici

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Dal pulpito dell'emiciclo a Strasburgo, Macron lancia un monito ad eurodeputati e commissari. Martedi nel suo discorso sul futuro dell'Europa il presidente francese si è scagliato contro l'avanzata dei nazionalismi pericolosi per la stabilità politica dell'Europa stessa. "Stiamo assistendo ad una forma di guerra civile europea- ha tuonato- dove le nostre differenze e i nostri egoismi nazionali sembrano più importanti di ciò che ci unisce rispetto al resto del mondo. Di fronte a questi grandi sconvolgimenti globali e alle trasformazioni che stiamo vivendo in questo momento, abbiamo bisogno di una sovranità più forte della nostra, complementare e non sostitutiva, che consentirà di affrontare la crisi migratoria, l'insicurezza planetaria e i cambiamenti economici, sociali e ambientali, e che ci permetterà di trovare le risposte giuste".

Ma se la visione e il discorso di Macron hanno ricevuto il consenso di molti eurodeputati, non sono riusciti a convincere quelle voci più euroscettiche dell'assemblea parlamentare.

Syed Kamall, leader dei conservatori e riformisti, ha ribaltato la versione del presidente francese, riproponendo l'equazione secondo cui maggiore sovranità europea equivale a meno potere dei governi nazionali. "Dovrebbe dire agli elettori europei come stanno veramente le cose: dovrebbe ammettere a grandi lettere che gli Stati membri perderanno voce in capitolo man mano che l'Unione europea guadagnerà sovranità, come lei spera".

Lontani dai riflettori e dai banchi parlamentari, alcuni giornalisti che hanno assistito al discorso del presidente francese offrono invece un'analisi più profonda sul significato dell'appello di Macron.

"Penso che si sia reso conto che da solo, seppure con la Germania dalla sua parte, non può realizzare alcun progetto, perché nel Parlamento europeo ci sono molte sensibilità diverse", spiega Enrique Serbeto, reporter per il quotidiano ABC.

Sensibilità o anche resistenze ad una maggiore integrazione europea che emergono delle recenti elezioni in Ungheria e dall'impasse politico in cui si trova l'Italia.