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Attacco in Siria, Theresa May: "Non abbiamo avuto altra scelta"

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Attacco in Siria, Theresa May: "Non abbiamo avuto altra scelta"

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La premier britannica Theresa May ha aggiornato il Parlamento inglese circa i raid compiuti nel weekend scorso contro postazioni siriane, prendendosi le responsabilità per l'attacco e giustificando la decisione presa.

"Le prove indicano che il regime è responsabile dell'attacco chimico: ci sono prove di bombe-barile lanciate dagli elicotteri che hanno sorvolato la Ghouta la sera del 7 aprile, e abbiamo appreso che l'esercito siriano ha coordinato l'operazione.

Le notizie sono cooerenti con quelle di precedenti attacchi avvenuti in Siria", ha detto il Primo Ministro in Parlamento giustificando il blitz su "basi legali già usate in precedenza", citando per esempio la guerra nell'ex Jugoslavia. Il blitz inglese si sarebbe "limitato" alle "strutture contenenti armi chimiche".

"L'anno scorso il regime siriano ha usato l'agente Sarin contro la popolazione civile e ha continuato ad usare agenti chimici in quattro occasioni e avrebbe continuato a farlo. Abbiamo reputato di dover intervenire immediatamente per evitare altre sofferenze".

May ha accusato al-Assad di non aver messo fine all'uso di armi chimiche e la Russia di aver impedito al Consiglio di Sicurezza dell'Onu di intervenire. "Non abbiamo avuto altra scelta, le opzioni diplomatiche non hanno funzionato".

Perché non aver aspettato il mandato delle Nazioni Unite? "Siamo fiduciosi che la valutazione fatta sulle responsabilità del regime siriano sia corretta, bisognava impedire che continuasse ad usare armi chimiche. Non possiamo attendere finché la Russia continuerà ad apporre veti", ha risposto May che ha sottolineato di non aver seguito a ruota Donald Trump. "Abbiamo agito anche nel nostro interesse, tutti i leader europei hanno espresso supporto".

"Volevamo mandare un chiaro messaggio: l'uso delle armi chimiche non può essere impunito e non può diventare normale nel mondo", ha concluso il suo intervento citando anche il caso Skripal.

La risposta di Jeremy Corbyn

"Non c'è nessuna questione siriana che non può essere affrontata in Parlamento", ha attaccato il leader dell'opposizione accusando la premier britannica di non essersi consultata con l'House of Commons prima dell'attacco. "L'azione pone dubbi legali, tutti i Paesi devono agire con la carta delle Nazioni Unite, quindi in casi di auto-difesa o previa autorizzazione del Consiglio di Sicurezza".

Il leader laburista Corbyn ha invitato Theresa May a rendere pubblico l'eventuale mandato ricevuto dell'ONU, sfidandola a smettere di fornire armi all'Arabia Saudita a causa della guerra in Yemen.

"E' chiaro che i mezzi diplomatici e politici non sono stati completamente esauriti nel caso", ha aggiunto, indicando che anche altri gruppi in Siria hanno usato armi chimiche. "E' ora di vitale importanza che l'OPAC faccia il suo lavoro di ispezione a Damasco" senza alcun tipo di pressione politica.

"Il popolo siriano sarà meglio servito da noi se contribuiremo alla de-escalation di questo conflitto", ha concluso Corbyn.

Le polemiche seguite all'attacco

Boris Johnson aveva detto di temere una "ritorsione russa" dopo i bombardamenti di Stati Uniti, Francia e Regno Unito sulla Siria. "Spero che sia un deterrente efficace e spero che non ci saranno ulteriori sofferenze per il popolo siriano a causa dell'uso di armi chimiche - ha affermato Johnson - Se Assad dovesse essere così crudele e spericolato da riprovarci affronteremmo di nuovo la questione, chiaramente, con gli alleati, e studieremmo le diverse opzioni".

Il governo di Londra fa i conti anche con l'opinione pubblica, il 40% dei britannici si dice contrario all'intervento militare in Siria.

L'Alto Rappresentante per la Politica Estera europea, Federica Mogherini, ha lanciato un appello al dialogo con Russia, Iran e Damasco. Nelle prossime ore è in programma anche un dibattito sul tema al Parlamento di Strasburgo. Domani è previsto un incontro tra il presidente dell'europarlamento, Tajani, e il presidente francese, Macron, che poi parlerà davanti alla plenaria del Parlamento Europeo.