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Damasco, voglia di normalità

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Damasco, voglia di normalità

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A Damasco, capitale della Siria, la vita sembra continuare normalmente, nonostante le minacce di attacchi aerei provenienti da Washington.

Giovedì sera, poco prima del fine settimana di due giorni (in Siria è festa il venerdì e il sabato), la città si è riempita di persone, uscite per fare acquisti o con familiari e amici per passare una serata nei nei caffè e nei ristoranti. Tutto sotto lo sguardo benevolo e protettivo - almeno nei poster - di Bashar-al-Assad. Perchè nella realtà, forse, il presidente ha già lasciato Damasco. Altre fonti rivelano che, invece, solo la famiglia ha lasciato la capitale.

Un poster di Assad per le strade di Damasco.

"Come vedi, la maggior parte della gente sta vivendo le loro vite normalmente, noi stiamo tornando dall'università, le persone sono in giro, non ci chiudiamo in casa", spiega la studentessa Rafah Al-Okda.

A Damasco c'è una assoluta voglia di normalità.

"Non ci preoccupiamo né dell'America, né dell'attacco degli Stati Uniti e nemmeno degli alleati dell'America", sbotta Ahmad Abdulrahman, ora residente a Damasco, ma originario di Aleppo.

I mercati sono affollati e vivaci più che mai.

"Anche se il presidente degli Stati Uniti lancia quelle che lui chiama bombe intelligenti, per noi saranno comunque bombe stupide, perché alla fine si ritorceranno contro di lui", ruggisce Ahmad Al-Issa, residente a Damasco.

In Hijaz Square, davanti alla più grande stazione ferroviaria di Damasco, chiusa dall'inizio del conflitto, tre poliziotti in uniforme nera e cappello bianco controllano il traffico.
Il traffico è intenso, la vita continua.