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Energia: il futuro incerto del nucleare in Europa

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Energia: il futuro incerto del nucleare in Europa

Energia: il futuro incerto del nucleare in Europa
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A 60 anni dall'apertura dell'Atomium, il senso dell'iconico monumento di Bruxelles è messo in discussione.

I nove atomi ingranditi della molecola di un cristallo di ferro rendevano omaggio alla scienza e in particolare al nucleare.

60 anni dopo, l'Unione europea dipende dal nucleare per oltre un quarto del suo fabbisogno energetico.

Attualmente nell'Ue sono operativi 127 reattori, 58 dei quali si trovano in Francia. Il Belgio ne ha 7.

Samuele Furfari, esperto di questioni energetiche della Libera università di Bruxelles, spiega come il nucleare abbia preso piede in Europa, facendo risalire le origini del suo successo alla Comunità europea del carbone e dell'acciaio: "Nel 1955 i sei ministri degli esteri si riunirono a Messina per riflettere su che cosa fare dell'Europa, e una delle idee fondanti dell'epoca fu di creare il trattato Euratom, che avrebbe consentito lo sviluppo dell'energia atomica - come la chiamavano ai tempi - per produrre energia per lo sviluppo economico dell'Europa. All'epoca dicevano che non ci poteva essere sviluppo della comunità europea senza energia abbondante e a buon mercato. Oggi è lo stesso".

Ma il mese scorso il governo belga ha approvato un nuovo patto energetico con l'obiettivo di rilanciare e confermare una politica che punta all'uscita graduale dal nucleare nei prossimi sette anni, passando alla produzione di energia derivata dal gas.

Ma quanto sono realistiche questa visione e la scadenza fissata? L'abbiamo chiesto alla ministra belga dell'energia, : "Il Belgio è pronto nel momento in cui ne parliamo? La risposta è no, non ancora - dice Marie-Christine Marghem-. Ma ci stiamo preparando attivamente da quando ho quest'incarico e queste responsabilità, abbiamo dato il via a una serie di legislazioni, a una serie di decisioni e ho un calendario molto rigido per l'installazione delle centrali a gas a partire dal 2022-2023. In questo caso è più facile, saranno chiuse due centrali che hanno raggiunto i 40 anni d'età, quindi è fattibile. Ma soprattutto dobbiamo prepararci al 2025 quando tutte le altre smetteranno di produrre energia elettrica".

A preoccupare è il rischio di un disastro nucleare in Europa.

La sicurezza delle vetuste centrali belghe è messa in questione, mentre il Lussemburgo intende adottare una legge che consentirà ai suoi cittadini, in caso d'incidente, di fare causa ai fornitori di energia nucleare che operano nei pressi dei confini del paese.

E di recente il governo belga ha cominciato a distribuire gratuitamente iodio ai residenti per limitare, se necessario, gli effetti delle radiazioni.

"Tre quarti dei circa 400 reattori in servizio al mondo sono molto vecchi e si avvicinano alla fine della loro vita - ci informa l'attivista Stéphane Lhomme - . Quindi qualunque cosa si pensi, che si sia a favore o contro, che ci sia o no un'alternativa, in ogni caso la maggior parte di questi reattori sarà chiusa, anzi si è già cominciato a chiuderli. È così negli Stati Uniti, è così in Giappone, naturalmente per via della catastrofe di Fukushima, ma è un processo irreversibile".

In questa prospettiva, l'Unione europea intende puntare sulle fonti energetiche rinnovabili come alternativa al nucleare.

L'obiettivo è che entro il 2020 il 20 per cento di tutta l'energia dell'Unione derivi da fonti rinnovabili.

Nel 2016 eravamo già al 17 per cento.

L'obiettivo individuale del Belgio è del 13 per cento, ma il paese appare in ritardo, al contrario di altri che hanno invece già superato le quote previste.

Non per questo il nucleare è destinato a scomparire a breve termine.

Anzi, nuove centrali sono in costruzione in Francia, in Ungheria, in Slovacchia e nel Regno Unito.

Berta Picamal di Foratom, organismo che rappresenta il settore nell'Unione, afferma che il nucleare è sicuro e fornisce la metà della produzione di elettricità a basse emissioni di carbonio: "L'energia nucleare fornisce elettricità pulita e garantisce l'approvvigionamento dell'Unione europea, rendendola meno dipendente dall'importazione di combustibili fossili. Oggi è a questo che dobbiamo puntare, combinare tutte le tecnologie disponibili sul mercato per arrivare a questo risultato".

La molecola dell'Atomium resta quindi d'attualità. Ma la cosiddetta "energia atomica", come la chiamavano allora, non gode più dello stesso prestigio che aveva 60 anni fa.