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Italia, dopo le elezioni si torna a parlare di autonomia per il sud

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Italia, dopo le elezioni si torna a parlare di autonomia per il sud

Italia,  dopo le elezioni si torna a parlare di autonomia per il sud
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Con la schiacciante vittoria riportata dal Movimento 5 Stelle, la questione meridionale è tornata prepotente nel dibattito nazionale. Una iniziativa nuova - seppur non esattamente inedita - arriva in questo senso da una gruppo di attori politici tradizionlmente legati al centrodestra, come Gaetano Quagliarello e l'ex governatore forzista della Campania Stefano Caldoro: la proposta, lanciata da Napoli, è quella di un referendum per l'istituzione di una macro regione che amministri in maniera più organica IL mezzogiorno. Il gruppo, perlomeno nelle intenzioni, vorrebbe svincolarsi dalla retorica neo borbonica spesso legata ai movimenti autonomisti: per capirne di piÙ abbiamo sentito il presidente del comitato referendario - nonché giornalista e docente di storia medievale - Alessandro Sansoni.

"Ormai il mezzogiornovive una gravissima crisi economica - ci ha spiegato - e ha perduto ormai da circa 20 anni centralità nel paese, in particolare da quando la Lega è riuscita a porre quella settenrionale come vera, grande questione nell'agenda nazionale. Il sud dunque non è stato capace di acquisire una soggettiità politica che ne rivendicasse le esigenze, cosa che invece è riuscita al nord. Oggi strategicamente gli investimenti tendono a concentrarsi soprattutto sul quadrilatero Milano, Torino, Genova, Venezia, mentre si tende a considerare improduttiva o sprecata la spesa nelle regioni meridionali.Noi però non parliamo di investimenti pubblici o in materia assistenziale, ma soprattutto di investimenti infrastrutturali: penso ad esempio alla portualità , dove il grande piano per gli investimenti in infrastrutture prevede una spesa ordinaria fino a Civitavecchia, e per il sud invece parla di investimenti in fondi europei che possono essere fatti su quegli Hub portuali. Questa però è una mistificazione, perché quelli Europei sono fondi aggiuntivi, quindi laddove non c'è una spesa ordinaria delle regioni e dello Stato poi diventa difficile atttrarre questi fondi che, comunque, possono coprire soltanto fino al 65%. La stessa gestione dei fondi è bene che sia centralizzata ma sarebbe anche bene che fosse in qualche modo gestita da classi dirigenti meridionali che conoscano il territorio".

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