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Il massacro a Douma fa vergognare la comunità internazionale

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Il massacro a Douma fa vergognare la comunità internazionale

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Aumenta la pressione della comunità internazionale sul regime siriano, accusato dall'opposizione di aver condotto il bombardamento chimico nella città siriana di Douma lo scorso fine settimana, provocando decine di morti.

Il presidente Bashar al Assad ha negato ogni responsabilità, mentre fanno il giro del mondo le immagini di civili ammassati a terra senza vita, i cui corpi presentano i segni di morte da soffocamento da gas, primo fra tutti la schiuma bianca che fuoriesce dalla bocca.

"C'è bisogno di prove sul campo - spiega Alastair Hay, professore di tossicologia ambientale presso l'Università di Leeds-. È abbastanza difficile fare una valutazione sulla base delle immagini. Puoi farti un'idea della situazione, ma in realtà per avere prove convincenti c'è bisogno di elementi che provengono dal campo. Bisogna parlare con le vittime,ottenere prove fotografiche dei possibili danni alla vegetazione causati dal cloro, immagini o resoconti sull'odore dell'agente chimico e sull'effetto che ha avuto sulle persone. Inoltre bisogna parlare con i dottori".

Dalla sede del Parlamento europeo a Bruxelles il presidente della commissione per gli affari esteri, David McAllister, insite sulla ecessità di mettere Assad con le spalle al muro, insieme ai suoi alleati.

"Dopo l'ultimo uso di armi chimiche in Siria, c'è stata una risposta militare da parte degli Stati Uniti. Ma ancora una volta abbiamo visto il regime di Assad usare armi chimiche. Credo che dovremmo usare tutti i canali politici e diplomatici per aumentare la pressione sul regime di Damasco e fermare questo comportamento barbaro. Non è solo un appello rivolto a noi nell'Unione europea, agli Stati Uniti e ad altri paesi occidentali: è un appello che va fatto anche a Russia e Iran".

Mohamad Blakah è un attivista e ricercatore originario di Damasco. Dopo aver lasciato la siria nel 2011, ha trascorso alcuni anni nei paesi limitrofi per poi arrivare in Belgio nel 2015. In questi anni non ha mai perso il contatto con le persone rimaste nel suo paese. Ma sulla risposta della comunità internazionale a questo attacco si dice scettico.

"Vogliono fare qualcosa solo per mostrare al mondo che non lo permettono e perche vogliono salvarsi la faccia? Non vogliono vergognarsi o vogliono davvero punire Assad? Questa è la domanda. E non penso che vogliano punire Assad perché se lo volessero, avrebbero dovuto farlo molto tempo fa, anni fa".