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Ungheria: incertezza sul voto alla vigilia delle elezioni

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Ungheria: incertezza sul voto alla vigilia delle elezioni

Ungheria: incertezza sul voto alla vigilia delle elezioni
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A pochi giorni delle elezioni, in Ungheria regna l'incertezza.

A decidere del futuro prossimo del Paese potrebbero essere infatti gli elettori indecisi, dal momento che tutt'altro che scontata pare l'affermazione del Primo Ministro uscente, Viktor Orban, e della sua Unione Civica.

Non si sono tenuti dibattiti, nemmeno per screditare l'opposizione che non è considerata una vera minaccia dal Governo del Premier, il quale non ha reso pubblico un programma elettorale.

Noto per le sue posizioni anti-migranti e anti-Unione Europea, Orban è al potere dal 2010 e specie durante l’ultimo mandato ha rifiutato il multiculturalismo in nome della paventata difesa dell’identità nazionale.

La crisi migratoria ha colpito l'Ungheria non molto dopo le elezioni del 2014: l'anno seguente, il Governo ha deciso di costruire una recinzione al confine tra Serbia e Ungheria.

L'ira di Orban si è dunque indirizzata contro l'88enne imprenditore George Soros, finanziatore di organizzazioni che promuovono la difesa dei diritti umani, favorevole all'immigrazione ed in combutta, a dire del Premier, con Bruxelles, l'ONU e le ONG.

In occasione della Festa Nazionale del 15 marzo scorso, Orban ha invitato i suoi sostenitori a una guerra contro l'antagonista.

Viktor Orban, Primo Ministro ungherese, dice:

"Combatteremo contro ciò che l'impero di Soros fa e intende fare con l'Ungheria, questa è la nostra patria, la nostra vita, non ne abbiamo un'altra, quindi lotteremo fino alla fine e non ci arrenderemo mai".

Le imminenti elezioni decideranno dunque quali rapporti il Governo ungherese avrà con l'Unione Europea.

Zoltán Ceglédi, analista politico, dice:

"Sicuramente, queste elezioni decideranno se l'Ungheria vuole restare un Paese europeo o si impegnerà invece con Putin e la Russia, dato che continua ad avvicinarsi a quelle soluzioni non democratiche di cui Putin è un grande esperto e che la Turchia già usa".

I cartelloni pubblicitari sono stati principalmente focalizzati sulla corruzione, in considerazione dei milioni di euro legati a scandali che hanno visto protagonisti esponenti del Governo.

Tra gli sfidanti c'è Jobbik, l’estrema destra guidata da Gabor Vona, per il quale i suoi si sono "preparati per il Parlamento negli ultimi 8 anni".

Il Partito è cambiato molto negli ultimi tempi, trasformandosi in una sorta di coalizione popolare cui ammicca pure qualche elettore di sinistra.

Proprio alcuni Partiti di sinistra hanno deciso di unire le forze, sebbene sembri ancora troppo poco per battere Orban, a fronte dell'investitura a leader di Gergely Karácsony, uno dei giovani politici maggiormente di tendenza.

Il 40% dei circa otto milioni di elettori, però, resta indeciso: i sondaggi mostrano che un’esile maggioranza vorrebbe un cambiamento al Governo.

Sulle schede campeggiano molti Partiti, alcuni dei quali finanche sconosciuti e nati col fine di raccogliere fondi o indebolire i concorrenti.

Il risultato finale è imprevedibile: ci sono persone che desiderano un cambiamento, tuttavia una vittoria di Orban parrebbe essere lo scenario più probabile, a causa dell'opposizione divisa e del sistema elettorale a turno unico.

Il sostegno al Partito attualmente al Governo si aggira intorno al 39%, il 54% si dice invece deciso sul da farsi quando si recherà alle urne.

Tuttavia, il 29% degli elettori non ha preferenze di Partito, il che rende il Governo preoccupato e l'opposizione ancora in gara.