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L'Ungheria va al voto: Orban eroe o semplice populista?

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L'Ungheria va al voto: Orban eroe o semplice populista?

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E' una relazione tormentata quella che lega Bruxelles e Budapest, dove il primo ministro Viktor Orban tenterà di assicurarsi un nuovo mandato nelle elezioni legislative dell'8 aprile.

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A creare attrito è l'opposizione del governo ungherese alle politiche europee in materia di immigrazione, un'ostitilità sfociata in una campagna intitolata "fermiamo Bruxelles". Ma non solo. Ad irritare Orban sono anche le indagini dell'ufficio europeo anti-frode che lo vedrebbero coinvolto nell'uso improprio di alcuni fondi europei, cosi come le minacce da parte del Parlamento europeo di applicare l'articolo 7 del trattato UE per via delle violazioni dello stato di diritto nel Paese.

"Nel caso della Polonia lo abbiamo già fatto- commenta Guy Verhofstadt, europarlamentare belga a capo dei liberali- e la questione sarà portata davanti al Consiglio europeo che deciderà sulla base dell'articolo 7. Credo che si debba fare la stressa cosa con l'Ungheria. Di sicuro quando vediamo che ci sono numerosi casi di corruzione che convolgono denaro europeo. Non possiamo continuare a chiudere gli occhi davanti a tutto questo".

L'opposizione socialista teme che una nuova vittoria del partito conservatore possa portare l'Ungheria ai margini del dibattito sul futuro dell'Europa.

István Ujhelyi, europarlamentare socialista ungherese spiega che "Orban sta conducendo una politica che mira a far sì che l'UE ci metta da parte. Ovviamente non si azzarda a chiedere agli elettori di rimettere in causa l'appartenenza all'Unione europea: in questo modo lascia che siano gli altri stati membri a metterci in un angolo nel quadro di un' Europa a due velocità".

La figura di Orban divide anche lo stesso partito popolare europeo dove non mancano le critiche al suo operato. Come Elmar Brok, che ritiene che il premier ungherese sia "più intelligente e meno ideologico di Kaczinsky, quindi non si permetterà mai di esporsi allo stesso modo. Ma dobbiamo essere molto cauti verso questo paese e tenerlo d'occhio".

Di avviso completamente diverso il leader della famiglia popolare europeo, Manfred Weber, che non perde occasione per appoggiare il premier ungherese: "Il suo partito sta facendo un buon lavoro in Ungheria, ha favorito lo sviluppo economico lì. E d'altra parte, Viktor Orban ha contribuito a frenare l'immigrazione illegale attraverso la rotta balcanica. Per questo motivo non possiamo che augurargli buona fortuna e sperare che vinca".

Ma negare la frattura interna al partito popolare sul caso Orban è impossibile.

"Il Partito popolare europeo è la più grande famiglia politica all'interno dell'Unione europea - continua Weber- e siamo molto potenti e influenti. Ma abbiamo una varietà di idee differenti, quindi è normale avere una discussione interna su alcune questioni. Accogliamo con favore queste discussioni sulla direzione del nostro gruppo politico e comunque spetta agli elettori ungheresi decidere in quale direzione dovrebbe andare il loro paese".

Amore a prima vista, invece, quello con le forze euroscettiche e populiste dell'emicilo, che vedono in Orban un modello da imitare. "Penso che Viktor Orban sia il leader più forte di tutti i dirigenti europei in questo momento perché rappresenta lo stato nazionale e i valori giudaico-cristiani del suo paese. Ha avuto il coraggio di affrontare Soros. E alla gente piace. Se fossi ungherese, saprei esattamente per chi votare", sostiere Nigel Farage.

In Italia il premier ungherese trova un alleato nella lega di Salvini, che come Orban ha puntato la sua strategia elettorale sul contrasto all'immigrazione.

"Penso che da diversi punti di vista il governo ungherese abbia fatto assolutamente ciò che era necessario per l'interesse del popolo ungherese, contrariamente agli altri governi europei", ha affermato ai microfoni di euronews il leader del Carroccio.

Tibor Navracsics era considerato il braccio destro di Orban, prima di approdare a Bruxelles come Commissario all'educazione. In qualità di ministro della giustizia ha contribuito a mettere il bavaglio alla stampa ungherese. Sulle elezioni nel Paese non si espone ma riconosce un merito indiscusso al suo premier.

"C'è acceso dibattito tra l'Ungheria, l'Unione e la Commissione europea. Ma a questo proposito, l'Ungheria non si trova in una situazione eccezionalmente difficile o problematica. Da un lato, a est troviamo la Polonia e la Romania, che al momento hanno una relazione tempestosa con le istituzioni europee, ma possiamo menzionare anche alcuni paesi occidentali dell'UE. Di una cosa sono sicuro: questi dibattiti hanno contribuito ad accrescere l'importanza dell'Ungheria nella regione. Se questa sia una cosa positiva e negativa dipende dalla direzione politica di ognuno".