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La campagna di Trump in Cina

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Quella economica è una guerra combattuta con altre armi. Che non uccidono, ma impoveriscono l'avversario, almeno nelle intenzioni . È quella sta mettendo gli Stati Uniti contro il resto del mondo. È preoccupato anche il direttore generale del Fondo monetario internazionale Roberto Azevedo. La decisione di Donald Trump di mettere dei dazi, ad esempio su beni importati dalla Cina e da altri paesi, ha scatenato un effetto a catena che ha spinto il ministro degli esteri giapponese a dire che il paese deve difendere i principi del fondo monetario internazionale e di questo si parlerà con il presidente statunitense.

Agli annunci di Washington, Pechino ha reagito con alcuni dazi su beni specifici, per un valore di circa tre miliardi di dollari, ma le rappreaglie potrebbero aumentare se la Casa Bianca dovesse rilanciare. Finora paesi come il Canada e il Messico sembrano essere usciti illesi dai propositi americani, ma analisti come Jakob Parker pensano che i problemi siano lungi dall'essere risolti. "cattivi rapporti con le nostre aziende usa qui in Cina potrebbero aprire la porta alla concorrenza di altri paesi. Le nostre aziende sono molto competitive e se dovessero presentire che i politici cinesi o le aziende controllate dallo stato vogliono rivolgersi altrove non solo questo darebbe linfa alla concorrenza, ma permetterebbe ad esempio a prodotti cinesi di invadere mercati dove storicamente noi americani siamo presenti".

La Cina ha un surplus commerciale che si aggira intorno ai 375 miliardi di dollari, e il presidente Usa vorrebbe ridurlo di almeno 100 miliardi. Finora Trump ha imposto tariffe di circa 60 miliardi sui prodotti importati dalla Cina.