ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

La battaglia del Belgio contro il terrorismo

Lettura in corso:

La battaglia del Belgio contro il terrorismo

La battaglia del Belgio contro il terrorismo
Dimensioni di testo Aa Aa

Il Belgio è considerato da molti investigatori come lo snodo europeo per la pianificazione per attentati terroristici, come quelli che hanno colpito Parigi e Bruxelles. Perché e come fare per contrastare la minaccia?
Ne abbiamo paralto con Jan Jambon, il ministro belga della sicurezza e dell’interno.

Euronews:
Affrontare la minaccia terroristica, combattere la radicalizzazione, impedire ai potenziali jihadisti di operare nella zona iracheno-siriana. Scovare i falsi migranti sul territorio, contrastare le conseguenze dell’islamofobia, l’ascesa del razzismo e l’antisemitismo. Lei gestisce dei dossier importanti. Quali sono le sue priorità?

Jan Jambon, ministro dell’interno belga:
Penso che la priorità in questo paese sia quella di riformare la cultura politica della sicurezza, ovvero combattere contro l’estremismo violento e contro l’antisemitismo.

Euronews:
Esistono dei metodi efficaci per deradicalizzare degli individui?

Jan Jambon, ministro dell’interno belga:
Essere radicali non è un problema in sé. Io stesso sono un radicale democratico, sono un radicale nazionalista fiammingo, quindi essere radicali non è un problema in sé. Ma quando il radicalismo va verso la violenza, verso l’estremismo violento, è (in questo contesto), che la radicalizzazione diventa un problema, È difficile deradicalizzare qualcuno che ha delle idee estremiste e vuole davvero attuarle attraverso la violenza.

Euronews:
Due anni e mezzo fa ha annunciato di voler fare pulizia a Molenbeek. Ci sono ancora dei terroristi che vivono in questo quartiere dove vivevano diversi terroristi degli attentati di Parigi?

Jan Jambon, ministro dell’interno belga:
Le persone che hanno commesso atti terroristici sono state arrestate, ma esiste anche una rete di supporto che sostenere questi terroristi e quella è la preoccupazione quotidiana dei nostri servizi, che lavorano per scovare coloro che forniscono sostegno.

Euronews:
Come è la cooperazione circa lo scambio di informazioni a livello europeo e internazionale?

Jan Jambon, ministro dell’interno belga:
Dopo gli attacchi terroristici a Parigi e Bruxelles, abbiamo istituito con la Francia ciò che chiamiamo un gruppo investigativo comune, il che significa squadre giudiziarie che svolgono indagini congiunte.

Euronews:
Il suo paese, come altri paesi europei, sta vivendo una rinascita di atti di islamofobia e antisemitismo. Quali istruzioni ha dato alla polizia?

Jan Jambon, ministro dell’interno belga:
Non sono affatto d’accordo con l’affermazione che il Belgio è un paese dove l’islamofobia e l’antisemitismo sono in aumento. Esistono dei focolai che possono essere defniniti in questo modo e la polizia ha il compito di fermarli.

Euronews:
I vostri servizi prendono dei provvedimenti per il ritorno in Belgio dei cobattenti stranieri che hanno soggiornato in Iraq e in Siria?

Jan Jambon, ministro dell’interno belga:
No, non lo facciamo attivamente. Il Belgio ha il triste record di avere il piu alto numero di combattenti stranieri per abitante. Ma oggi abbiamo un altro record, quello dei detenuti per terrorismo.

Euronews:
Come potete impedire che alcuni terroristi possano tornare illegalmente nel paese?

Jan Jambon, ministro dell’interno belga:
Quando delle persone chiedono asilo, contr olliamo il nostro database centrale sui terroristi. E’ un controllo sistematico per chi è clandestino: è allora che possiamo arrestarli.

Euronews:
Dopo la vittoria dell’alleanza anti- ISIS pensa che questa organizzazione sia oggi più debole per poter attaccare sul territorio europeo?

Jan Jambon, ministro dell’interno belga:
Penso che sian o indeboliti, h anno perso gran parte del territorio e una certa attrattiva sui nostri giovani. Ma il pericolo non è scomparso.