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Il volto umano della crisi catalana arriva a Bruxelles

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Il volto umano della crisi catalana arriva a Bruxelles

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La crisi catalana ha un volto umano, questo il messaggio dei parenti dei politici catalani in prigione o in esilio, volati lunedì a Bruxelles per denunciare la persecuzione politica in Spagna. Oltre a chiedere di fermare il processo ideologico, il gruppo di familiari ha chiesto al Consiglio europeo di far rispettare i diritti umani. In una sala del parlamento europeo la sorella del leader Carles Puigdemont, ha descritto la situazione di quelle famiglie. Quasi in lacrime Montserrat Puigdemont, spiega: "Ci sono bambini piccoli, ci sono genitori molto anziani, le prigioni si trovano a 600 km da casa e quelli che sono in esilio sono più o meno a 1300 km. La vita quotidiana sta diventando sempre più difficile".

La giustizia tedesca ora dovrà decidere del futuro di Puigdemont e stando alle statistiche le probabilità di essere estradato con un mandato d'arresto europeo sono alte. Nel 2015, è stato accolto l'80% delle richieste di consegna, con una durata media del procedimento di 42 giorni. In Germania alcuni giuristi come Christoph Safferling, dell'università di Norimberga, temono il rischio di politicizzazione della giustizia.

"In effetti è una questione politica e non si dovrebbe fare uso del mandato d'arresto europeo per costringere gli altri stati membri a cooperare in merito a una questione politica che puramente interna ad un altro stato".

Il tribunale tedesco ha confermato la custodia di Carles Puigdemont, fermato domenica in Germania, a seguito dell'emissione del mandato d'arresto europei dalla Spagna. Il politico, in autoesilio in Belgio, era stato arrestato al confine con la Danimarca al rientro da una conferenza in Finlandia.