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Tajani: "Inaccettabile prendere i fondi UE e non curarsi dei rifugiati"

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Tajani: "Inaccettabile prendere i fondi UE e non curarsi dei rifugiati"

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Il 2018 segna l’anniversario del trentennale della politica di coesione dell’Unione europea. “Politica di coesione, 30 anni di successi, passato e futuro” è il titolo del dibattito esclusivo di euronews, moderato dalla giornalista Sasha Vakulina. A Bruxelles il presidente dell’europarlamento Antonio Tajani, l’attuale commissario europeo alla politica regionale Corina Cretu e il presidente della commissione Jean-Claude Juncker intervenuto con un videomessaggio, hanno ripercorso, insieme ad altri ospiti, 30 anni di politiche di coesione.

I FONDI COESIONE UE

Sono lo strumento principale dell’UE per ridurre le disparità, questa politica mira a promuovere e sostenere lo sviluppo generale degli Stati membri e delle regioni dell’UE. Si rivolge non solo ai Paesi più poveri dell’UE ma anche alle regioni più povere dei Paesi più ricchi dell’UE. Nel complesso, tutte le regioni dell’UE beneficiano della politica di coesione.

Point of view

La solidarietà non è solo per prendere, è anche aiutare gli altri Paesi quando hanno bisogno

Antonio Tajani Presidente dell'Europarlamento

La politica di coesione ha contribuito a creare almeno un milione di posti di lavoro nell’UE tra il 2007 e il 2013, quindi durante tutta la crisi. Ed è lo stesso quando si parla di investimenti, ricerca e innovazione, infrastrutture, banda larga e persino l’accesso all’acqua.

IL DIBATTITO, HIGHLIGHTS

Il commissario europeo per la politica regionale, Corina Cretu ha aperto il dibattito dicendo: “Penso che sia un segno politico molto forte, poco prima dell’adozione del prossimo bilancio per il dopo 2020, dimostrare che questa politica visibilissima nella vita delle persone, deve continuare ad aiutare non solo le regioni povere ma anche regioni ricche.”

Il Portogallo è un esempio di sviluppo legato alla politica di coesione.

Il primo ministro portoghese Antonio Costa, ha partecipato al dibattito di euronews e ha detto: “Questa politica ha prodotto risultati tangibili. Come il contrasto della mortalità infantile. Quando abbiamo aderito all’Unione europea, nel 1986, il tasso di mortalità infantile era del 20% superiore alla media europea: oggi siamo al di sotto, della media europea. Le differenze economiche tra le nostre regioni più ricche e quelle più povere sono state ridotte del 70%. Abbiamo avuto questo deficit educativo strutturale nel nostro Paese, un deficit di formazione e abilità tecniche: l’abbiamo migliorato, anche durante i periodi di crisi e austerità. Tra il 2004 e il 2016 siamo riusciti a ridurre i tassi di abbandono scolastico dal 35% al 12,6%. E la popolazione di età compresa tra 30 e 34 anni con accesso all’istruzione universitaria è passata dal 17,5% al 35% nello stesso periodo”.

Il Presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, ha partecipato alla conversazione ricordando i doveri di tutti: “La politica di coesione è fondamentale. Era cruciale in passato, è cruciale oggi, è cruciale per il futuro (…) E grazie ai fondi di coesione, molti Paesi, nuovi ingressi, sono oggi protagonisti. Ma voglio essere molto chiaro: i fondi di coesione sono un simbolo di solidarietà. Ma la solidarietà non è solo per prendere, è anche aiutare gli altri Paesi, quando questi hanno bisogno. Quando nazioni come l’Italia, la Germania, la Grecia necessitano di sostegno sull’immigrazione, abbiamo bisogno di solidarietà da parte dei Paesi che utilizzano i fondi di coesione. Noi italiani paghiamo un sacco di soldi per i fondi coesione che finiscono in altri Paesi, ma ora abbiamo bisogno di aiuto per i rifugiati. È inaccettabile che si usino fondi a cui contribuiscono Paesi come Italia, Grecia, Germania e d’altro lato non si sia sensibili sul tema dei rifugiati. In questo caso i fondi di coesione sono una stramba forma di solidarietà”.
Fondi della coesione e pari opportunità, l’intervento del presidente della Commissione Jean-Claude Juncker: _“La politica di coesione è volta ad assicurare che le opportunità di vita in Europa non siano dettate da una lotteria del codice postale o da un luogo di nascita accidentale. Riguarda la solidarietà e le pari opportunità di tutti gli europei e, in quanto tale, è un motore della nostra economia. Fornisce l’8,5% dell’investimento pubblico nell’Unione. Solo dal 2013 al 2020 sosterrà 1,1 milioni di piccole imprese. Aiuterà oltre 7 milioni di persone a trovare un lavoro e quasi 9 milioni di persone a ottenere nuove qualifiche (…)
Ma la seconda ragione per cui dico che questo è un anno fondamentale per la politica di coesione è perché dobbiamo decidere come sarà il nuovo bilancio europeo per il periodo post 2020. Questo è un esercizio altamente politico e non un conteggio. Si tratta di scegliere che tipo di carburante vogliamo e dotarci delle risorse necessarie per costruirlo. Il budget deve essere ambizioso, flessibile e focalizzato sulle aree in cui i fondi europei possono avere un reale valore aggiunto. Ciò significa che quando si tratta di regioni, dobbiamo porci alcune domande difficili. Vogliamo mantenere il sostegno per tutti i Paesi e tutte le regioni? O vogliamo concentrarci solo sulle regioni meno sviluppate o sui Paesi della coesione dove i bisogni sono più acuti? (…) Tuttavia, qualunque sia il dibattito, la politica di coesione europea deve continuare a essere all’altezza delle sue potenzialità come ha fatto negli ultimi trenta anni”._

LE VOCI DEGLI EX COMMISSARI EUROPEI ALLE POLITICHE REGIONALI

All’evento ha inviato un videomessaggio anche Monika Wulf-Mathies, che è stata commissaria europea per la politica regionale dal 1994 al 1999, un estratto: “La cosa più importante per me è stato il fatto che siamo stati in grado di garantire i fondi strutturali come un mezzo potente per sostenere la coesione economica e sociale e che siamo riusciti a contrastare gli sforzi degli Stati membri per ridurre i finanziamenti. E ciò che è pure importante è che abbiamo concordato una riforma dei fondi strutturali, intendendo da un lato concentrare tutti i mezzi sulle regioni più povere e, dall’altro, eliminare gradualmente le regioni che avevano raggiunto il PIL medio, mostrando in tal modo che finanziarle era stato davvero un successo”.

Come ex commissario europeo responsabile della politica regionale e della riforma delle istituzioni europee dal 1999 al 2004 e successivamente anche responsabile del mercato interno e dei servizi dal 2010 al 2014, ha partecipato al dibattito anche Michel Barnier. Un estratto del suo discorso: “Abbiamo qualificato la politica regionale, abbiamo deciso di concentrarci su grandi questioni europee. Ed è così che abbiamo salvato l’azione con un’idea semplice dal basso. Per esempio, ho un ricordo che è vicino alla mia attuale missione di gestire saggiamente la Brexit, questo è il fondo per la pace in Irlanda del Nord. Il mio predecessore ha avviato questo programma per incoraggiare il dialogo, la pace e la cooperazione tra Nord e Sud, tra comunità che hanno sofferto terribili ostilità. Ciò che ho fatto è avviare la seconda generazione di questo programma di pace, inserirla nel bilancio generale europeo e salvarla. Tutti i miei successori hanno continuato fino ad oggi”.

Ex commissaria europea per la politica regionale dal 2004 al 2009, Danuta Hubner ha partecipato al dibattito dicendo: “Penso che sia importante ricordare che la politica di coesione ha creato l’Agenda di Lisbona, si è aperta a tutte le regioni, a tutte le regioni europee: non solo alle zone ricche. In secondo luogo, vorrei dire che c‘è stato il momento in cui abbiamo rinnovato, dato nuova vita all’agenda. Ricordo il primo summit a Rotterdam, penso fosse dicembre 2004. C‘è stato anche il tempo in cui siamo riusciti a creare coesione economica, sociale e territoriale. Questo è stato anche il momento in cui credevamo di poter avere molti più stati membri, erano tutti poveri e tutti avevano bisogno di più soldi…”.

Ex commissario per la politica di coesione e attuale commissario europeo per la politica di vicinato e per i negoziati per l’allargamento,Johannes Hahn ha partecipato al dibattito con un videomessaggio: “Uno degli obiettivi più importanti che ho potuto attuare durante il mio mandato è il cosidetto Peace Bridge, qui potete vederne un modello. È un ponte, un ponte pedonale e ciclabile, attraverso il fiume Foyle a Derry, nell’Irlanda del Nord, ho avuto l’onore di inaugurarlo nel giugno 2011. E il ponte crea un collegamento fisico tra le aree protestante e cattolica”.

POLITICA DI COESIONE, CITTÀ E REGIONI

Alla sindaca di Stoccolma Karin Wanngård, in Svezia, uno dei Paesi più ricchi della UE, euronews ha chiesto perché l’UE dovrebbe continuare a investire nella sua città e nelle città dell’Unione in generale. Ha risposto così: “A Stoccolma i progetti finanziati dall’UE sono spesso i collegamenti più visibili tra i cittadini e l’Europa. Questo è un punto molto importante e non dovrebbe essere ignorato (…) questi benefici non sono sempre così chiari per i nostri cittadini. La politica di coesione è stata la più forte espressione di solidarietà nell’UE”.

A Bruxelles nel parterre dei convenuti al dibattito, anche Karl-Heinz Lambertz, presidente del Comitato europeo delle regioni: “Si dice a volte che la politica di coesione è una politica del passato, è vero, il passato è stato pieno di successo ma la coesione è soprattutto una politica del futuro perche prova come l’unione degli Stati, delle regioni e delle città, se converge nello stesso senso, può portare a dei grandi risultati di sviluppo.”

PER SAPERNE DI PIÙ

Introduzione alla politica di coesione 2014-2020