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La Polonia nel mirino di Bruxelles. Rischio sanzioni sullo stato di diritto

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La Polonia nel mirino di Bruxelles. Rischio sanzioni sullo stato di diritto

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Il tempo stringe e gli occhi dell'Europa sono puntati sulla Polonia. Varsavia ha tempo fino a mezzanotte per rispondere alle preoccupazioni dei partner europei, tra cui la cancelliera tedesca in visita nel paese lunedì scorso, circa la riforma della giustiza che potrebbe minacciare lo stato di diritto. La questione è stata al centro della riunione dei ministri degli esteri martedi a Bruxelles, che sperano in un cambiamento di rotta da parte del governo polacco.

"Tutti sanno cosa c'è in gioco qui. È molto, molto importante attenersi alle regole comuni, e questo vale anche per la Polonia".

Alle parole dure del ministro danese Anders Samuelsen si sono aggiunte quelle del vicepresidente della Commissione europea, Frans Timmermans, che al diritto per un Paese di fare riforme ribatte la necessità di porre dei limiti.

"Se si intende come il diritto di sottoporre il potere giudiziario al controllo politico, allora c'è un problema: l'indipendenza della magistratura e la separazione dei poteri sono elementi essenziali per il funzionamento dell'UE. Non sto parlando solo di cindividere valori, ma anche di condividere il meccanismo su cui si basa l'UE: non è solo una comunità di valori, è una comunità di diritto, basata sul rispetto delle regole".

La Commissione europea dovrà decidere se adottare misure punitive contro la Varsavia ai sensi dell'articolo 7 del trattato UE. Tra queste si prevede la sospensione del diritto di voto in seno al Consiglio europeo. Ma per poterle applicare sarà necessario il consenso unanime di tutti gli stati membri e ci sono forti probabilità che paesi come Ungheria e Romania, anch'esse impegnate in un animato dibattito interno sullo stato di diritto, potrebbero bloccare ogni tentativo.