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Dall'Iran all'Ucraina, fino alla "pulizia digitale": il Festival dei film sui diritti umani colpisce nel segno

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Dall'Iran all'Ucraina, fino alla "pulizia digitale": il Festival dei film sui diritti umani colpisce nel segno

Dall'Iran all'Ucraina, fino alla "pulizia digitale": il Festival dei film sui diritti umani colpisce nel segno
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Il Festival dei Film e Forum Internazionale sui diritti umani di Ginevra ha premiato anche le fiction (cioè film ispirati da storie non reali, ma attinenti alla realtà) incentrate sui diritti e i valori umani.

Quest’anno il Gran Prix per il miglior film di fiction è andato a “I Versetti dell’Oblio” del regista iraniano Alireza Khatami

E’ la parabola filosofica di un vecchio custode del cimitero, (interpretato dall’attore spagnolo Juan Margallo), che intraprende la missione di dare una sepoltura adeguata al corpo di una giovane donna uccisa durante le proteste civili. La narrazione è mescolata con riferimenti poetici e surreali al figlio scomparso del vecchio custode.
Per il regista Alireza Khatami, 38 anni, (che ha lavorato in altri film con il direttore della fotografia francese Antoine Héberlé), fonte d’ispirazione è stata la generazione di soldati scomparsi nella Guerra Iran-Iraq.

“È una storia universale”, spiega Alireza Khatami, “perché tutti, indipendentemente da dove vengono, possono comprendere il concetto di perdita, tutti capiscono quanto sia doloroso perdere qualcuno che ami nella tua vita”.

Il premio “Pace e Riconciliazione” offerto dalla fondazione della cantante lirica Barbara Hendricks è andato al documentario “The Cleaners” dei registi tedeschi Moritz Riesewieck e Hans Block

Il film parla di un’industria-ombra nascosta che si occupa di pulizia digitale, in cui le piattaforme Internet come Facebook, YouTube o Twitter si liberano della violenza, della pornografia e dei contenuti politici. Una censura vera e propria del nostro mondo digitale

“Questo pubblico virtuale non è organizzato in modo democratico”, spiega il regista Moritz Riesewieck: “chi o cosa si può dire in rete non è deciso a maggioranza, non è deciso da un parlamento o da un’istituzione come in un mondo democratico normale, ma è ha deciso da un piccolo circolo di persone nella Silicon Valley che lasciano la responsabilità nelle mani di giovani filippini, per controllare ed eseguire gli ordini”.

Il premio della giuria dei giovani è andato al film “L’abbaiare lontano dei cani” (“The distant barking of dogs”), del regista danese Simon Lereng Wilmont.

Il documentario racconta di un bambino di 10 anni, orfano, che cresce con la nonna vicino alla prima linea di combattimento tra le forze ucraine e i filo-russi nella regione di Donetsk, nell’est dell’Ucraina. Il documentario mostra in modo poetico l’impatto di una guerra sui bambini.
Il documentario è già stato premiato all’International Documentary Film Festival di Amsterdam come miglior film d’esordio e ha vinto il premio Fipresci (Federazione Internazionale della Stampa Cinematografica) al Documentary Festival di Salonicco.

Circa 35.000 persone hanno visto le pellicole e hanno partecipato ai dibattiti del Festival dei film e forum internazionale sui diritti umani a Ginevra.



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