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I contadini dicono no alla riforma della politica agricola comune

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I contadini dicono no alla riforma della politica agricola comune

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Preoccupati per il futuro dell'agricoltura europea, i contadini belgi lunedi hanno invaso le strade Bruxelles con i loro trattori per protestare contro una riforma che propone di dare agli Stati membri maggiori responsabilità nella scelta di come e dove investire i fondi europei. Il timore è che venga smantellato il sistema centralizzato di sovvenzioni agli agricoltori.

"Non possiamo nazionalizzare la politica agricola comune perché è il pilastro dell'Europa e se lo abbattiamo allora l'Europa cadrà completamente. È sulla politica agricola comune che si fonda l'Unione europea", afferma Yves Vandevoorde coordinatore dell'organizzazione di categoria FUGEA.

La protesta ha preso di mira anche l'accordo di libero scambio tra UE e paesi dell'America latina che secondo gli allevatori favorirebbe l'ingresso in Europa di carne a basso costo e di scarsa qualità.

La manifestazione si è svolta in occasione della riunione in cui ministri europei dell'agricoltura hanno discusso anche del prossimo bilancio europeo, che potrebbe prevedere tagli nel settore agricolo come conseguenza della Brexit. Un punto su cui non tutti sono d'accordo.

Rumen Porodzhanov, ministro dell'agricoltura bulgaro spera di trovare un compromesso.

"Ci sono delle proposte sul tavolo. Naturalmente gli stati membri hanno interessi diversi, ma dobbiamo lavorare insieme per presentare una posizione comune che guidi la Commissione europea".

A partire dal settore agroalimentare si definisce il futuro dell'Europa: il passaggio da una regia eurpea ad una maggiore gestione nazionale, insieme alla Brexit e al suo impatto sulle finanze europee rischia di creare delle disuguaglianze tra allevatori e agricoltori all'interno della stessa UE.