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Il caso Klara Murnau

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Il caso Klara Murnau

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Una bionda mozzafiato si aggira per l'Europa. Parafrasando la celebre frase del manifesto del partito comunista abbiamo voluto intervistare una donna che riesce a fare uno dei mestieri dov'è richiesta la più grande discrezione al mondo, quello di investigatrice privata, ed essere anche una star del web: Klara Murnau.

Klara Murnau: "Mio padre è stato militare dell'intelligence e ho studiato su libri particolari. Il mio primo caso è stato subito di spionaggio industriale, poi la richiesta sul territorio italiano è più attiva sul versante matrimonialista. È naturale che si parli di coppie infedeli o di tutto quello che riguarda i processi di una separazione. Pe quanto riguarda invece lo spionaggio industriale, negli anni a cavallo fra il 2009 e il 2010, c'era stato un boom di richieste di protezione di quello che accadeva fra le mura digli uffici delle aziende, che si volevano tutelare a livello giudiziario. Negli anni ci sono state ondate di richieste o deficit delle stesse, a seconda dell'andamento del potere finanziario.

Oggi sembra esserci una commistione fra politica e industria. Com'è cambiato in questo senso il suo lavoro?

"È cambiato tanto grazie alle leggi sulla privacy che sono sempre più restrittive, ma sempre più giuste. C'è una differenza fra gli anni in cui ho iniziato, il 2009-2010, fino al 2011, quando ci sono state tutte le revisioni sulla privacy che probabilmente sono state fatte anche in favore di una determinata politica. Tutto si riduce alle normative sulla privacy per quanto riguarda i cambiamenti all'interno delle investigazioni private".

Lei lavora più all'estero che in Italia. Deriva dal fatto che all'estero esiste un quadro normativo e legislativo più completo?

"Le leggi differiscono da paese a a paese. Io in passato ho trovato più facilità a lavorare in Svizzera per quanto riguarda l'uso di tecnologie, che ad esempio in italia, dove l'uso è molto più restrittivo. Qualsiasi tipo di intercettazione adesso è interdetta. Si sa benissimo. Diciamo che all'estero ci sono dei modi per potere utilizzare determinate strumentazioni sotto mandato investigativo. Ovviamente si lavora sempre nel rispetto della legge. Perché le leggi investigative private sono sempre indagini difensive, mai d'attacco".

Se potesse che cosa chiederebbe al legislatore?

"Bisognerebbe regolamentare la privacy e quello che è permesso alle aziende per potersi difendere. Perché al giorno d'oggi, a causa dei poteri superiori che controllano spesso le leggi a proprio favore, noi non abbiamo un margine d'azione che ci permetta di utilizzare strumentazioni che accorcerebbero la lunghezza delle indagini e farebbero risparmiare le aziende".

Noi leghiamo l'idea di questo lavoro alla discrezione, come fa Lei a coniugare la sua immagine di donna avvenente e web star?

"Sono capo detective della mia agenzia che è la Europol, lavoriamo in tutta Europa. Io mi occupo soprattutto di preparare la strategia che poi verrà effettuata da agenti investigativi qualificati che lavorano in Italia e all'estero. In alcuni casi, in passato ho iniziato come undercover, quindi la mia immagine non era così conosciuta, e sicuramente avevo una possibilità di movimento assai più ampia, rispetto ad oggi anche se all'estero non mi conoscono tantissimo. Quindi ho ancora possibilitâ di potere agire. In Italia dipende dai casi".