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Cosa prevede l'accordo sull'autonomia firmato tra Governo e regioni

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Cosa prevede l'accordo sull'autonomia firmato tra Governo e regioni

Cosa prevede l'accordo sull'autonomia firmato tra Governo e regioni
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Piazza San Marco nel capoluogo veneto, Venezia - REUTERS/Manuel Silvestri
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A più di quattro mesi dal referendum consultivo di Lombardia e Veneto sull'autonomia e a quattro giorni dalle elezioni politiche, le due Regioni assieme all'Emilia Romagna - che aveva iniziato la discussione con l'esecutivo senza passare dalle urne - hanno firmato a Palazzo Chigi l'accordo preliminare per la tanto agognata autonomia.

Si tratta della definizione di un "comune percorso metodologico che costituisce il criterio generale anche per il prosieguo del negoziato", con auspicio che anche il prossimo esecutivo ne tenga conto. Linee guida generiche, insomma, piuttosto che un piano specifico di intervento.

Sui siti delle Regioni, come nel portale dedicato all' "Autonomia del Veneto" si trova il testo completo firmato. Si tratta di 21 pagine che hanno basi costituzionali soprattutto nell'articolo 116 comma terzo, ovvero la possibilità di attribuire "ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia" per alcune aree di intervento specifico.

All'indomani del referendum, le due Regioni hanno detto di voler puntare ad un accordo "per tutte le 23 materie" (20 concorrenti, e tre esclusive statali: qui la lista completa). Fino a dicembre c'è stato ottimismo in tal senso, ma il documento finale - anche per mancanza dei tempi tecnici visto l'avvicinarsi delle elezioni - tratta solamente cinque aree di intervento. L'Emilia Romagna aveva iniziato le trattative puntando a 12 materie.

La novità: cosa prevede esattamente l'intesa

Nel documento si propone la creazione di una apposita Commissione Stato-Regione per stabilire le modalità dell'attribuzione delle risorse finanziarie di:

  • compartecipazione o riserva di aliquota al gettito di uno o più tributi erariali maturati nel territorio regionale;

  • spesa sostenuta dallo Stato nella Regione riferita alle funzioni trasferite o assegnate;

  • di fabbisogni standard che dovranno essere determinati entro un anno dall’approvazione dell’intesa che progressivamente, entro 5 anni, dovranno diventare, in un’ottica di superamento della spesa storica, il termine di riferimento in relazione alla popolazione residente e al gettito dei tributi maturati sul territorio.

Cosa vuol dire

Le risorse saranno ottenute superando il criterio della spesa storica. Si passa cioè dai trasferimenti alle Regioni sulla base di quanto speso dall’amministrazione regionale l’anno precedente, con costi per lo stesso servizio spesso molto diversi da territorio a territorio, a quelli definiti prendendo a riferimento la Regione più virtuosa, ovvero al costo di un servizio determinato nelle migliori condizioni di efficienza e appropriatezza.

Scrive la Lombardia che i criteri del finanziamento sono stabiliti calcolando "quanto oggi lo Stato spende in Lombardia. Queste risorse andranno nel bilancio della Regione, cioè vuol dire risorse in più. Gli altri due criteri sono i costi e i fabbisogni standard, che sono una nostra battaglia storica; vuol dire che chi governa meglio ha un vantaggio perché spende meno e riceve di più dallo Stato. E poi la compartecipazione al gettito di uno o più tributi erariali, una svolta storica. Finisce il sistema dei trasferimenti, vuol dire che le tasse pagate in Lombardia in quota importante rimarranno in Lombardia".

Durata dell'accordo

Si tratta di un accordo decennale ma può essere modificato di comune accordo «in qualunque momento»; è prevista una verifica dei risultati raggiunti a due anni dalla scadenza e «al seguito di tale verifica, il governo presenta alle Camere un disegno di legge contenente eventuali modifiche da apportare alla legge (nel frattempo,ndr.) approvata».

Regione e Stato avranno eguali poteri di monitoraggio.

Le 5 materie trattate

Vista "la ristrettezza dei tempi" di fine legislatura, si legge, durante i 7 tavoli tecnici bilaterali le trattative hanno riguardato solo alcune materie di interesse. Eccole:

  1. tutela e valorizzazione dell'ambiente e dell'ecosistema: la Regione può proporre l'adozione di regolamenti e atti amministrativi di competenza dello Stato, programmazione triennale degli interventi di difesa del suolo e della costa; attribuzione di specifiche funzioni amministrative (es. gestione integrata dei rifiuti urbani), gestione di finanziamenti statali destinati alla bonifica di siti di interesse nazionale;

  2. tutela della salute: maggiore autonomia per rimuovere i vincoli di spesa specifici (politiche di gestione del personale), incentivi e misure di sostegno in fase di contrattazione collettiva integrativa; avvio di contratti di specializzazione lavoro a tempo determinato; definizione di modalità per l'inserimento dei medici specializzati a tempo determinato; percorsi per l'accesso alle scuole di specializzazione; sistema tariffario e di rimborso applicato solo agli assistiti residenti in Regione;

  3. istruzione: programmazione dell'offerta di istruzione regionale; la dotazione dell'organiico e l'organizzazione di un sistema integrato di istruzione professionale; la costituzione di un fondo pluriennale di edilizia scolastica; l'offerta di percorsi universitari per favorire lo sviluppo del territorio; l'organizzazione delle fondazioni ITS e la definizione degli standard organizzativi e gestionali;

  4. tutela del lavoro: autonomia legislativa in materia di politiche attive del lavoro e di misure complementari di controllo;aumentare i controlli sulla sicurezza e la vigilanza, a partire dai tirocini, in raccordo con l’Ispettorato territoriale del lavoro; aumentare l’efficacia delle politiche regionali rispetto a quelle passive erogate dallo Stato;

  5. rapporti internazionali e con la UE: rafforzare le forme di partecipazione delle autonomie territoriali al consolidamento dell'Unione Europea e una migliore cooperazione transfrontaliera;

Altre regioni interessate all'accordo

Come ha dichiarato il sottosegretario Bressa, "ci sono già abboccamenti in fase avanzata col Piemonte e la Liguria, è stata avviata la trattativa anche con la Campania e la Puglia".

Fonti: Corriere, Regione Veneto, Regione Emilia Romagna, Regione Lombardia