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Costituzionalità del voto all'estero, la Consulta dichiara inammissibile la questione

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Costituzionalità del voto all'estero, la Consulta dichiara inammissibile la questione

Costituzionalità del voto all'estero, la Consulta dichiara inammissibile la questione
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Palazzo della Consulta, Roma. Foto: Jastrow, Wikimedia Commons
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La Consulta ha dichiarato inammissibile la questione di legittimità costituzionale di varie disposizioni della legge Tremaglia sul voto all'estero per corrispondenza. Un errore di percorso, procedurale, ha impedito alla Corte di entrare nel merito. Nessun "terremoto" giuridico prima del voto, dunque, e nessun giudizio di incostituzionalità che avrebbe messo a rischio l'intera macchina elettorale, già avviata.

Secondo la Corte, - spiega una nota - nel contesto di una procedura referendaria (il ricorso si riferisce al referendum del dicembre 2016, ndr) è inammissibile chiedere in via preventiva al Tribunale di sollevare la questione di costituzionalità di leggi elettorali. In questo caso, infatti, non esiste una "zona franca" che giustifichi un tale accesso preventivo e diretto. Difatti, la legge sul referendum, e il successivo regolamento di attuazione, prevedono espressamente che contro le operazioni di voto si possa proporre reclamo davanti all'Ufficio centrale per la circoscrizione estero e che, successivamente, possa intervenire anche l'Ufficio centrale per il referendum presso la Corte di cassazione, organo legittimato a sollevare l'incidente di costituzionalità.

Stamattina, 21 febbraio, si era tenuta l'udienza pubblica che verteva proprio sulla legittimità costituzionale disposizioni sul voto degli italiani all'estero. A sollevare la questione era stato il tribunale di Venezia sulla base di un ricorso presentato dal consigliere regionale Antonio Guadagnini, presidente del gruppo Siamo Veneto, e da un veneziano residente in Slovacchia, Pier Michele Cellini.

Al centro del ricorso i dubbi sulla capacità della legge di garantire davvero che il voto per corrispondenza, disciplinato dalla legge, sia personale e segreto. L'udienza è stata presieduta dal vice presidente della Consulta, Giorgio Lattanzi. Il giudice costituzionale relatore della causa, che ne ha esposto i contenuti, è stato Mario Rosario Morelli. A rappresentare le istanze dei ricorrenti il professor Mario Bertolissi, mentre Vincenzo Nunziata, vice Avvocato generale, ha 'difeso' la norma a nome della Presidenza del Consiglio.

Le conseguenze legali a una settimana dal voto

Se la Corte Costituzionale avesse accolto la questione, "i cittadini all'estero non avrebbero potuto esercitare il proprio diritto e questo avrebbe conseguenze sulle elezioni", aveva affermato l'avvocato dello Stato, Vincenzo Nunziata, nell'udienza in Corte Costituzionale sulla legge Tremaglia. "Quelle contestate dai ricorrenti - ha aggiunto - sono eventuali patologie. I ricorrenti sostengono che la segretezza del voto potrebbe essere violata e l'autenticità del voto potrebbe non essere garantita. Ma questi sono fatti reato, molto gravi, rispetto ai quali il legislatore si è posto il problema e ha raddoppiato le sanzioni. Non si intende in alcun modo legittimare violazioni, ma la norma nel suo complesso rende il quadro d'insieme immune dai vizi e dalle censure lamentate".

Con queste motivazioni l'Avvocatura ha chiesto che la questione venisse dichiarata inammissibile.

Le motivazioni dei ricorrenti

"Noi discutiamo non di quello che astrattamente c'è scritto nella legge del 2001, ma di quello che fa, della sua operatività, rispetto alla quale le notizie di questi giorni sono di cronaca nera, non di cronaca bianca", aveva dichiarato l'avvocato Bertolissi riferendosi agli episodi di segnalati dalla stampa e al rischio brogli nel voto per corrispondenza.

Le mail dall'Argentina

Antonio Guadagnini, promotore del ricorso, ha voluto dare un esempio delle 'falle' del sistema di voto estero, mostrando, insieme all'avvocato Mario Bertolissi, una mail ricevuta il 18 febbraio da una cittadina italiana residente a Buenos Aires che lo ha informato della "attuale situazione del voto nella circoscrizione America meridionale, dove si trovano 1.500.000 concittadini, dei quali 900.000 hanno residenza a Buenos Aires". "Precedentemente avevo segnalato" che il plico "sta arrivando a 'no cittadini italiani' - si legge testualmente nella mail - ed 'ai morti' cittadini italiani. Adesso mi stanno informando che le schede arrivano già indicando a chi si deve votare. Come osserverete le buste sono perfettamente scambiabili e violabili, per sostituire i plichi. In modo facile". I ricorrenti avevano chiesto alla Corte di acquisire agli atti questa mail, ma l'istanza non è stata accolta.

"Pilato in confronto era un decisionista...", commmenta Guadagnini a euronews. "Il giudice Barison dovrebbe rimettere ancora la questione alla Corte, perchè proprio non sta in piedi. Comunque ci troviamo nei prossimi giorni e troviamo il modo di tornare all’attacco".