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In Italia a difendere l'Europa ci pensa la comunità scientifica

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In Italia a difendere l'Europa ci pensa la comunità scientifica

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A contrastare la deriva di un'Italia, che sembra sempre più euroscettica, è la comunità scientifica, che vede nell’Europa opportunità difficili da trovare in patria. Siamo nel Centro Spaziale Europeo per la Ricerca e la Tecnologia, in Olanda, dove scienziati di 22 nazionalità diverse lavorano insieme alla progettazione e al collaudo dei satelliti. Molti di loro sono italiani, circa il 20%, così come il direttore della struttura: Franco Ongaro.

Dalle università italiane escono ingegneri qualificati che molti altri paesi ci invidiano, eppure non è un mistero che molte menti scientifiche made in Italy preferiscano lavorare all'estero.

"In altri paesi i ricercatori son pagati meglio che in Italia - speiga il Dott. Ongaro - quindi hanno più tendenza a rimanere a casa, mentre in Italia chi vuol fare ricerca spesso è costretto a trovare opportunità all’estero".

Se è vero che la scienza non ha confini, è pur vero che finanziarla inevitabilmente porta a un ritorno economico sul territorio nazionale in termini di crescita e di investimenti. Quello che succede all'ESA è un esempio.

"L'Italia è il terzo paese contributore dell'Agenzia Spaziale Europea, anche in virtù di una consolidata tradizione spaziale nazionale", continua Ongaro. "Gli investimenti che vengono fatti qui e che permettono di costruire i nostri strumenti vanno a beneficio dell'industria Italiana, che rappresenta il 30% dell'industria spaziale europea".

La questione europea è uno dei temi maggiormente dibuattuti della campagna elettorale in Italia, dove ai programmi dei partiti pro-europeisti si contrappongono le rivendicazioni di una maggiore sovranità nazionale da parte dei movimenti euroscettici.

Sul valore aggiunto di lavorare in una dimensione europea Erislia Vaudo ha le idee molto chiare. A capo delle politiche della diversità presso l'ESA, questa astrofisica spaziale ha potuto toccare con mano i successi raggiunti da una squadra internazionale. "Ognuno di noi da solo non potrebbe fare quello che facciamo qui e ci si riesce grazie al contributo di tutti i 22 paesi. Se riusciamo ad atterrare su una cometa a 500 milioni di chilometri dalla Terra dopo un viaggio di 10 anni è grazie all’alchimia di queste differenze, messe insieme per obiettivi comuni".

Con i suoi centri di eccellenza, l'Italia vive un paradosso: se da una parte infatti la sua produzione scientifica risulta elevata sia in termini di qualità che di quantità, dall'altra la spesa pubblica per la ricerca è al di sotto della media europea (circa l'1,3% del PIL contro il 2% nel resto dell'UE).

Spesso i fondi UE ottenuti dai ricercatori italiani per i loro progetti vengono diretti verso paesi considerati più attraenti per alte tecnologie come Germania, Francia e Regno Unito. Per essere più competitiva con i suoi vicini europei l'Italia dovrà investire più nel suo capitale umano e nelle infrastrutture.