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I migranti aiutano a costruire l'Igloo Village: "Buon punto di partenza per l'integrazione"

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I migranti aiutano a costruire l'Igloo Village: "Buon punto di partenza per l'integrazione"

I migranti aiutano a costruire l'Igloo Village: "Buon punto di partenza per l'integrazione"
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San Simone, la doppia protesta. I migranti: senza wifi siamo isolati. E i residenti: con loro addio turismo.

Questo il titolo di un articolo del Corriere della Sera del 3 giugno 2017 quando a San Simone, frazione di Valleve (BG), meno di 100 abitanti, arrivarono una cinquantina di profughi ospitati nell'ex hotel San Simone. Provenienza: Mali, Costa d’Avorio, Nigeria, Ghana, Gambia e Bangladesh. Il loro numero è cresciuto col passare dei mesi fino a raggiungere quota 119.

"Più migranti che residenti", con "Valleve accoglie ma protesta", con tanto di lettera alla prefettura. Una presenza, quella dei richiedenti asilo, "avvertita, più che vista", soprattutto in questa ex località sciistica dell'alta Val Brembana dove gli impianti sono chiusi da almeno due anni.

"Ci chiediamo che cosa faranno là in cima quando finirà l’estate".

Ebbene, arrivato l'inverno, alcuni di loro si sono rimboccati le maniche e hanno aiutato Davide Midali, gestore del rifugio Lo Scoiattolo, unica attività turistica rimasta in loco, a costruire l'Igloo Village che sta tanto facendo parlare di sè sia in Italia e all'estero.

Una sorta di hotel fatto di blocchi di ghiaccio, ispirato all'esperienza di Zermatt, in Svizzera, che ha di fatto riportato turisti, visitatori e prenotazioni in questo sperduto angolo di mondo, con richieste boom per dormire in igloo da Roma ad Aosta.

Raggiungiamo Midali al telefono, qualche giorno dopo l'arrivo delle telecamere dell'agenzia internazionale AP e la sera prima di un collegamento in diretta con la BBC.

Dopo anni di turismo fiorente ed un periodo nero dovuto "al calo dello sci, alle problematiche delle stazioni invernali, alla mal gestione e alla crisi", a San Simone "abbiamo pensato di ideare qualcosa di diverso per fare tornare la gente e fare vivere la montagna in modo naturale". L'idea dell'igloo è infatti associata a ciaspolate guidate in mezzo alla natura.

Ora quassù, a più di un'ora di macchina da Bergamo, sono tornate perfino le scolaresche.

Alcuni dei migranti che hanno aiutato a costruire il "villaggio eschimese" a lato del rifugio Scoiattolo (emporio turistico tutto-fare con tanto di noleggio sci e escursioni) ora spiegano ai bimbi come sono stati realizzati gli igloo. D'estate hanno aiutato i gestori a sfalciare l'erba.

"Mi sembra di essere in un’altra realtà", dice Midali al telefono che spera che il "movimento" portato possa contribuire a fare riaprire, presto, gli impianti di risalita.

Sono stati una decina i richiedenti asilo che gli hanno dato una mano a realizzare il villaggio in 15 giorni.

Quando è arrivata la televisione americana ad effettuare le riprese, alcuni richiedenti asilo hanno inscenato una protesta pacifica per chiedere comunque di essere trasferiti in un'altra struttura.

"I ragazzi qui non hanno mai dato nessun problema", conclude Midali. "Siamo a 1733 metri, in un hotel disperso nel nulla. Anche se vengono via dalla guerra, a settembre, ottobre e novembre i mesi iniziano a diventare lunghi e le giornate corte. Da qualche tempo a questa parte cercano di attirare un po’ l’attenzione: chiedono che la prefettura li trasferisca, o di avere i documenti".

I migranti a San Simone sono ora un'ottantina. Vivono nell'ex albergo gestito dalla cooperativa Ubuntu che si era impegnata a trasferire tutti entro la fine di gennaio, scrive il Corriere della Sera.

Il segretario della Lega Nord per Val Brembana e Valle Imagna, Alex Galizzi, riferendosi alla loro presenza aveva detto che si trattava di "un'assurdità che genera poca sicurezza e genera una schiera di mantenuti alle spalle dei lavoratori della valle". 

Per alcuni di loro "è stato uno scambio culturale. Alla fine anche i residenti più scettici, conoscendoli, hanno capito che hanno due braccia, due gambe, una testa e un cuore come tutti noi. Alla fine della giornata si faceva aperitivo e caffè insieme, insomma, una cosa di vera integrazione. La gente del paese ha portato guanti, scarpe, vestiti per dar loro una mano: è stato un buon punto di partenza per fare capire che, se vogliamo, riusciamo ad integrarli".