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La sua faccia al posto di Cristo, condannato per fotomontaggio su Instagram

Un giovane spagnolo avrebbe potuto ricorrere al Tribunale europeo dei diritti umani sfruttando un precedente lituano: la sentenza violerebbe il principio di libertà di espressione

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La sua faccia al posto di Cristo, condannato per fotomontaggio su Instagram

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DIARIO DE JAÉN
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Un fotomontaggio pubblicato su Instagram con il volto del Cristo sofferente è costato 480 euro di multa a un giovane di Jaén. 

Il Tribunale Penale numero 1 della città tra Madrid e Granada ieri ha giudicato Daniel Cristian S. Ch., 24 anni, colpevole di "crimine contro i sentimenti religiosi" per essersi sostituito a Gesù in una fotografia, con tanto di piercing al naso.

Ignacio González Vega, portavoce dell'associazione spagnola Giudici per la Democrazia, ritiene che la sentenza costituisca una restrizione alla fondamentale libertà di espressione. "C'è un articolo nel Codice penale che riguarda i reati religiosi, ma in termini costituzionali la libertà di espressione deve prevalere", ha detto a euronews.

"Questo tipo di reati si inquadrano nella libertà di creazione artistica", aggiunge. González non ci vede nessun tipo di "reato religioso" e ritiene che il condannato avrebbe potuto presentare il suo caso alla Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo se non avesse accettato la sentenza.

Il precedente lituano

Il 30 gennaio scorso, la CEDU stessa ha condannato la Lituania per aver multato una società tessile che ha vestito due modelli da "Gesù" e "Maria" per una campagna pubblicitaria. Il tribunale di Strasburgo ha decretato che il paese baltico aveva violato la libertà di espressione condannando l'impresa.

La sentenza unanime della Corte di giustizia europea assicura che gli Stati "hanno un margine di manovra per agire in tali casi", ma che la pubblicità in questione "non è deliberatamente offensiva o blasfema e non incita all'odio religioso".

Inoltre, la sentenza di Strasburgo ha rilevato che non c'è stato un giusto equilibrio tra la tutela del diritto alla libertà di espressione e i diritti delle persone religiose, poiché l'autorità lituana ha consultato un solo "gruppo religioso", la Chiesa cattolica.

Con questa sentenza come precedente, il portavoce di Giudici per la Democrazia crede che il giovane di Jaén avrebbe avuto la possibilità di appellarsi a Strasburgo.

Rlinx/ Wikimedia
Jesús de la Pasión Despojado de sus vestiduras. Rlinx/ Wikimedia

La denuncia risale all'aprile 2017, quando i membri della fratellanza religiosa Hermandad de la Amargura hanno trovato l'immagine sui social network e hanno ritenuto che la sua pubblicazione fosse criminale.

Il giornale di Jaén dice che la fratellanza ha chiesto al giovane di ritirare l'immagine su Instagram per due volte in quanto la sua diffusione ha causato loro "indignazione", ma che egli non avrebbe prestato attenzione alla richiesta.

"Ha fatto una vergognosa manipolazione del volto dell'immagine, facendo apparire in esso il proprio volto e la propria fotografia", afferma la Procura della Repubblica nell'atto provvisorio che a suo giudizio "manifesta disprezzo e derisione verso la confraternita, allo scopo di offendere".

Daniel S., foto del Diario de Jaén

Multa da 10 giorni di raccolta olive

Daniel Cristian S. Ch., che lavora raccogliendo olive, non potrà recarsi a Strasburgo, poiché ha già accettato la sentenza del Tribunale di Jaén per ridurre la richiesta iniziale della Procura della Repubblica che chiedeva un'ammenda da 2.160 euro o 180 giorni di carcere in caso di mancato pagamento.

"Mi hanno detto che era la cosa migliore da fare, che se non lo avessi fatto avrei potuto essere condannato a pagare molto di più. Ho deciso di non rischiare", ha detto dopo aver lasciato il tribunale come riporta il Diario de Jaén. "Il processo mi costerà dieci giorni di raccolta olive. E' chiaro che non lo farei di nuovo, ma continuo a pensare sia una barbarie. Continuo a dire che non intendevo offendere nessuno".

Su Twitter il dibattito si è subito aperto.