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Addio a Barys Kit, inventore del carburante spaziale che ci ha fatto andare sulla Luna

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Addio a Barys Kit, inventore del carburante spaziale che ci ha fatto andare sulla Luna

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Hanna Aranovich
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L'inventore di un carburante spaziale basato sull'idrogeno liquido che ha reso possibili i voli verso la Luna, Barys Kit, è morto all'età di 107 anni lo scorso 1 febbraio. L'ingegnere, matematico e fisico bielorusso naturalizzato statunitense era uno degli uomini più vecchi del mondo.

Point of view

Non fate male agli altri e sarete felici

Barrys Kit Ingegnere, matematico e fisico

Veniva da un piccolo villaggio bielorusso di nome Aharodniki ma divenne dopo la Seconda Guerra Mondiale uno scienziato di fama mondiale nel campo dell'areonautica spaziale, ricoprendo incarichi del calibro di professore onorario dell'Università del Maryland (USA) e vicepresidente dell'Eurasian International Astronautics Academya. È stato anche membro di lunga data dell'American Institute of Aeronautics and Astronautics, della British Interplanetary Society e dell'Accademia Internazionale di Astronautica di Parigi.

La nostra reporter Hanna Aranovich lo ha incontrato prima della sua morte. 

La discussione è stata piena di aneddoti e storie che testimoniano di una vita fuori dall'ordinario, segnata in maniera indelebile dall'esperienza della guerra.

Kit cresce sotto il dominio polacco durante il periodo tra le due guerre, attirando l'attenzione delle autorità mentre è ancora a scuola e finendo perfino per essere arrestato in conseguenza delle sue attività studentesche. Diventa maestro in un villaggio e dopo l'invasione tedesca viene fermato da una pattuglia mentre trasporta pacchi di cibo. Perquisito, gli vengono trovati addosso un certo numero di lasciapassare tedeschi, in numero sufficiente a farlo condannare per collusione con il movimento di resistenza.

La pena di morte sembra inevitabile. 

"Ho trascorso 30 giorni in un carcere tedesco", ricorda. "Ogni giorno aspettavo la morte. Era la Gestapo. C'erano 30 persone nella cella. Ogni mattina la polizia tedesca veniva e sceglieva delle persone a caso per giustiziarle. Sono sopravvissuto. Per 30 volte ho aspettato che giungesse la morte..."

Per pura fortuna, un suo ex studente, Kastus Kasyak, riesce a garantirgli la libertà. Kasyak sarebbe poi stato impiccato dai sovietici.  

Alla fine della guerra, anche Kit viene accusato di collaborazionismo per via del suo ruolo pubblico di insegnante. Riesce tuttavia a fuggire raggiungendo degli amici in America.

Lì, ad una festa, viene presentato ad un professore, Hustau Makshitsky, che riesce a fargli avere il primo lavoro nel mondo della scienza, presso l'aviazione nordamericana.

Nel 1960, Kit diventa un esperto nel suo campo e pubblica il primo manuale sui propellenti per razzi, Rocket Propellant Handbook. Diventa rapidamente il lavoro di riferimento per l'industria e viene letto in tutto il mondo.

Dal 1963 lavora presso l'Astronautics Bureau dell'International Telephone and Telegraph Corporation. Sono gli anni in cui gli astronauti americani si preparano a volare sulla Luna.

La sua conquista più nota è nel campo dell'idrogeno liquido: sviluppa una formula rivoluzionaria di carburante per razzi che permette il primo volo americano verso la Luna e diventa base per la ricerca futura di molti altri scienziati. 

Il nome di Barys Kit è stato inserito all'interno di una capsula del tempo che onora i più grandi scienziati spaziali del mondo, costruita in un muro dell'edificio del Campidoglio degli Stati Uniti a Washington DC. Verrà aperta fra 500 anni.  

Kyt fa ritorno in Germania nel 1972 per essere più vicino alla sua patria, andando in pensione all'età di 82 anni.

Trascorre gli ultimi anni in una casa di cura a Francoforte. Anche negli ultimi giorni della sua vita riesce a parlare fluentemente 4 lingue: inglese, bielorusso, russo e tedesco. 

Nella sua piccola stanza, ha sempre esposto una bandiera americana, una grande foto della sua famiglia sul davanzale e un mucchio di riconoscimenti sullo scaffale. A causa delle sue opinioni sul governo della madrepatria, la Bielorussia, raramente è stato riconosciuto dai media statali. Ma questo non gli ha impedito di rimanere positivo per tutta la vita. "Non fate male agli altri e sarete felici", la sua massima preferita.