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Soccorso ai migranti nel Mediterraneo, come cambiano le regole

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Soccorso ai migranti nel Mediterraneo, come cambiano le regole

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Cambiano le regole nelle attività di ricerca e salvataggio nel Mare Mediterraneo. Dal 1. febbraio le missioni di ricerca e soccorso coordinate da Frontex, l'Agenzia europea per la protezione delle frontiere, che ha sede a Varsavia, potenziano gli strumenti per il contrasto del traffico clandestino di esseri umani.

Si chiude dopo tre anni la missione Triton, che lascia il posto all'operazione Themis, che divide il bacino mediterraneo in due vaste aree, e fa arrestrare la competenza italiana fino a 24 miglia dalla costa.

Tra i principali cambiamenti di Themis c'è il venire meno dell'obbligo per i soccorritori di sbarcare i migranti in un porto italiano. In collegamento con il Coordinamento marittimo saranno gli ufficiali di polizia a bordo a decidere dove sbarcare.

Di tutto questo ne abbiamo parlato con Ton Van Lierop, portavoce di Frontex.

"Se c'è una emergenza e serve un intervento di ricerca e soccorso, allora il comando viene assunto dal Centro marittimo di coordinamento, presente in ogni paese. Loro assumono il comando e loro decidono dove le persone che hanno rischiato di affondare debbano essere condotte e sbarcate".

Themis punta anche ad accentuare il contrasto ai traffici illegali che usano il vettore delle migrazioni per i loro scopi: dal trasporto di stupefacenti e armi, fino al passaggio di potenziali terroristi.

"Abbiamo registrato un aumento del traffico di stupefacenti specialmente nel Mare Adriatico, un fenomeno riscontrato anche dalle autorità italiane, che ci hanno chiesto aiuto su questo particolare punto. Naturalmente anche il controterrorismo é parte importante della missione. Noi cercheremo di controllare i sospetti, di seguirli anche dopo che sono sbarcati e registrati per verificare ogni possibile legame col terrorismo, e ovviamente collaboreremo con le autorità nazionali e con Europol".