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Elezioni politiche del 4 marzo, programmi a confronto: la scuola

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Elezioni politiche del 4 marzo, programmi a confronto: la scuola

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La scuola sembra essere tornata al centro della campagna elettorale italiana. Tutti gli schieramenti, nei loro programmi, pongono grande attenzione al rilancio dell'istruzione e della figura degli insegnanti. L'obiettivo è alzare la percentuale del finanziamento per il comporto istruzione, il 7.9%, il terz'ultimo dell'Unione Europea, almeno alla media europea del 10,2%.

Ma qual è la situazione degli insegnanti? Il vero cruccio è lo stipendio: senza arrivare ai 70.000 euro annui di salario minimo in Lussemburgo (in Germania, ad esempio, è di 38.000), in Italia si va dai 18.000 euro lordi dei maestri elementari appena assunti (20.973 per gli insegnanti delle superiori) ai 20.000 euro (primarie) e 24.062 (superiori) per insegnanti con 9-14 anni di esperienza, fino a chi ha oltre 35 anni di servizio: 26.000 euro per le maestre, 32.912 per gli insegnanti delle superiori.

Preferite conoscere gli stipendi netti? Si va dai 1.315 euro al mese di una maestra delle scuole primarie appena assunto ai 1967 euro di un professore di scuola superiore con oltre 35 anni di anzianità.

E le cose non vanno certo meglio per i professori universitari a contratto: guadagnano mediamente 11 euro netti all'ora, ma alla facoltà di architettura ad un professore è stato proposto un contratto di 250 euro per un anno e mezzo. 3,75 euro all'ora... (qui l'approfondimento esclusivo di euronews). La situazione è critica: ecco perché le elezioni del 4 marzo sono (anche) a prova di scuola.

PD

Si riparte dalla legge 107, la Buona Scuola, che per stessa ammissione del suo fautore, Matteo Renzi, non è stata la miglior riforma possibile. Il PD va avanti, con i necessari correttivi. "La Buona Scuola è la cornice su cui continuare a lavorare", ha dichiarato lo stesso Renzi. L'alternanza scuola-lavoro, il potenziamento dell'organico e importanti investimenti per l'Università rimangono cardini fondamentali per il Partito Democratico.

M5S

Il Movimento Cinque Stelle propone l'assunzione di docenti e dirigenti scolastici e un censimento dei precari ancora presenti nelle graduatorie per prevedere un piano di assunzioni per essere di ruolo entro un certo periodo prestabilito. Inoltre punta sul modello finlandese, considerato uno dei sistemi scolastici più' avanzati al mondo. Tra le caratteristiche del modello finlandese, l'abolizione delle materie in senso stretto e dei compiti a casa, con maggiore responsabilizzazione degli studenti. 

LeU

Tra gli obiettivi di Liberi e Uguali, c'è l'abolizione delle tasse universitarie e delle rette per le mense, l'obbligo scolastico innalzato fino alla quinta superiore e un piano per l'edilizia scolastica.

+Europa

La riforma del 2015 va nella direzione giusta, si legge nel programma, ma è necessario monitorarne l’efficacia e intervenire sulle criticità. Propone criteri di valutazione da estendere anche ai dirigenti scolastici e scuole, rafforzamento dell'alternanza scuola-lavoro,tutor territoriali che aiutino le scuole a incontrare le imprese e nuovi investimenti su laboratori aperti nel territorio. Altro punto è investire nella formazione post-diploma non universitaria, maggiori risorse e autonomia (anche) finanziaria per gli atenei virtuosi. L’abolizione del valore legale del titolo di studio è uno dei punti cardine della proposta, insieme all'amplimento del programma Erasmus.

Anche il centro destra dedicata ampio spazio alla scuola a partire da un piano di edilizia scolastica, azzeramento progressivo del precariato e sostegno all'associazionismo sportivo.

Lega

La Lega spinge per il federalismo scolastico: come in Germania, ogni regione disciplina i temi di istruzione pubblica e privata e gestisce il reclutamento degli insegnanti in base al domicilio professionale.

Forza Italia

Forza Italia, tra le altre proposte, vuole ripristinare per gli insegnanti il vincolo triennale di permanenza nella provincia di assunzione, ora sospeso dal Miur.

Fratelli d'Italia

Nel suo programma si ripropone l'abolizione di anomalie e storture della legge impropriamente detta “Buona scuola” e un generico "Rilancio dell'Università italiana per farla tornare piattaforma primaria della formazione".