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Catalogna: Puigdemont detta l'agenda anche a distanza

Carles Puigdemont è in grado di paralizzare i lavori del Parlament. Catalogna nel limbo

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Catalogna: Puigdemont detta l'agenda anche a distanza

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Più di una svolta indipendentista, più di un giro di vite autoritario, quello in cui è caduta tutta la Catalogna è un limbo giuridico. Troppe le eccezioni che si sono verificate dopo il referendum per l'indipendenza, cosiderato illegale da Madrid, e la decisione di Carles Puigdemont di continuare a fare politica dall'estero, per non incorrere nelle sanzioni a cui dovrebbe sottomettersi se mettesse piede a Barcellona.

Per capire meglio la situazione abbiamo incontrato Argelia Queralt, una politologa che afferma come "il presidente del parlamentino catalano possa posporre la plenaria fino a quando la corte costituzionale deciderà di permettere o meno l'investitura online di Puidgdemont. Visti i precedenti possiamo immaginarci che la decisione sarà negativa, ma dobbiamo attendere fino all'ultimo per vedere se il presidente del parlamento si piegherà alla decisione della magistratura, proponendo una nuova candidatura. Si tratta comunque di una corsa contro il tempo".

Continua la Queral: "Da un punto di vista politico-legale, quando c'è un nuovo governo, decade l'articolo 155 (dela costituzione spagnola), che mette sotto tutela la Catalogna da parte del governo centrale. Questo è molto importante perché ci sia un presidente della Generalitat e le istituzioni tornino alla normalità senza, se lo vorranno, rinunciare ad avere un presidente indipendentista. Tornare alla normalità costituzionale e a una discussione col governo centrale a Madrid è assolutamente necessario".

Se però i rapporti fra Barcellona e Madrid restano burrascosi, non sono certo una passeggiata di salute quelli fra gli stessi indipendentisti. Un altro politologo spiega: "Per la prima volta abbiamo visto una spaccatura netta nel fronte indipendentista. La decisione di Puigdemont di mantenersi candidato sa tanto di una vendetta contro ERC perché questo partito non ha convocato elezioni in ottobre. In teoria il presidente in esilio, o latitante, secondo Madrid, potrebbe congelare i lavori parlamentari col suo drappello di una quindicina di deputati. Un nuovo candidato non otterrebbe mai la presidenza. Quindi o sarà Puigdemont oppure si torna alle urne".

Sembra dunque che Puigdemont abbia il pieno controllo dell'agenda del Parlament e di questo, l'appena nominato presidente Roger Torrent, dovrà tenerne conto.