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Dalla Siria all'Italia grazie al corridoio umanitario

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Dalla Siria all'Italia grazie al corridoio umanitario

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Trenta siriani, molti bambini, sono arrivati dal Libano all’aeroporto di Roma-Fiumicino grazie al corridoio umanitario. È questo il primo sbarco legale del 2018. Invece di rischiare la vita su un barcone, questi profughi si sono affidati alla associazioni cattoliche e protestanti che hanno organizzato il loro arrivo con un visto umanitario. Un esperimento che adesso si è esteso anche alla Francia e al Belgio.

Maher e gli altri: in Italia per curarsi e sperare in un domani migliore

Maher è arrivato con la moglie e 5 figli, uno di questi con una grave malattia alle ossa. "In Libano era molto difficile curarsi - ci racconta -. Se non hai soldi rimani indietro e noi non ne avevamo. Vivevamo in quartiere popolare di Tripoli in una casa con tante altre persone senza mobili. Lì è difficile avere abitazioni dignitose, è difficile pagare l'affitto e di conseguenza mandare i bambini a scuola. È un circolo senza fine".

Siria senza speranze: "Non c'è un posto senza violenza e terrorismo"

Nawras racconta invece di aver già provato in passato a lasciare la Siria. "Siamo scappati due volte - ci dice -: la prima da Damasco. Quando è scoppiata la guerra siamo andati nel sud della Siria, nella nostra città, ma poi abbiamo dovuto lasciare anche quella, a causa della difficile situazione economica e della vicinanza all'ISIL". A fargli eco è Kitah, che al suo Paese non sembra lasciare speranze: "In Siria - dice lapidaria - non c'è un posto senza violenza o terrorismo".

Basema è poi venuto in Italia con la moglie e i suoi due figli di 3 e 5 anni. Lui, invece, la speranza non la perde. E se gli chiediamo del futuro, ci risponde così: "Quando in Siria terminerà tutto, forse ci ritorneremo".