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Primo Facebook live per Maduro, ma non va proprio benissimo

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Primo Facebook live per Maduro, ma non va proprio benissimo

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Nicolas Maduro fa il suo primo Facebook Live in vista delle presidenziali venezuelane e riceve, oltre a qualche sostegno, una scarica di migliaia di offese in diretta. Siamo andati chiedere a Giovanni Boccia Artieri, sociologo dei media digitali ed uno dei massimi esperti italiani di Facebook e autore di "Fenomenologia dei Social Network", cosa significhi questa nuova forma di comunicazione.

Maduro è per alcuni un feroce dittatore assassino e per altri il discendente della tradizione politica di Hugo Chavez e Fidel Castro. Quali i rischi per utenti e fruitori di questo tipo di comunicazione?

È certamente un rischio per i politici, si eliminano le intermediazioni e i filtri. Quindi il messaggio può arrivare più diretto, ma non dimentichiamo che anche la contestazione può essere molto più diretta e fare male, favorita anche dall'aggregazione degli utenti.

Anche se si rischia di ottenere pubblicità negativa, in termini di visibilità conviene comunque affidarsi alle reti sociali?

Si tratta di una televisione senza regole, deindicizzata. Per il tipo di contenuto veicolato in diretta ci sarà molto pubblico attratto. Senza dimenticare che la notorietà della personalità che fa il live automaticamente garantisce un attimo di celebrità al commentatore. I nostri amici è probabile ci tagghino, quindi tutto questo contribuirà alla costruzione di un'opinione pubblica.

Esistono possibilità per difendersi, anche da parte di chi inizia un live?

Ci sono in teoria le leggi dello Stato dove il live si tiene e in caso di offese restano due soluzioni o l'interruzione del live da parte di chi lo ha iniziato oppure il ricorso alla magistratura anche se, va detto, in questo caso il processo della giustizia può essere davvero lungo.

Le reazioni sono a volte ferine, violente. Le discussioni in facebook, soprattutto nei commenti che valore hanno?

È cambiato molto nella comunicazione anche politica a causa della comparsa dei social network. Qui la comunicazione degli utenti è piuttosto emotiva. È facile per questo la reazione esacerbata di tipo positivo o negativo. Purtroppo non stiamo parlando di discussioni approfondite che portano a una riflessione. È proprio questo quello che manca in questo tipo di scambi.È questo il rischio dei social netowrk, non sono il luogo della democrazia deliberativa proprio per la loro natura. Questo non vuol dire che i post non possano far sviluppare riflessioni in chi li legge. Probabilmente però, queste riflessioni non nascono all'interno dei social, ma possono essere postume al momento social.