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Venezuela, Washington potrebbe dire "basta"

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La diplomazia internazionale con il fiato sospeso. Giovedì prossimo il ministro degli Esteri di Donald Trump, Rex Tillerson, prima che politico un esperto dell'industria petrolifera texana, elencherà, all'Università del Texas ad Austin, quali sono le politiche prioritarie dell'Amministrazione statunitense nell'emisfero occidentale. Qualche ora più tardi il presidente inizia la sua prima visita ufficiale in Sud America.

Trump con questo viaggio, punta al consenso dei Paesi che nei prossimi giorni visiterà Tillerson. Obiettivo è che Messico, Argentina, Perù, Colombia e Giamaica autorizzino il gesto che potrebbe mettere in ginocchio il governo venezuelano di Nicolas Maduro: l'embargo petrolifero.

Questo potrebbe scatenare un effetto-domino visto che il Venezuela è diventato in questi anni, territorio della malavita internazionale, fra l'altro le potentissime N'drine calabresi che hanno gestito il traffico di droga, soprattutto cocaina, proveniente dalla Colombia e smistata in Venezuela per arrivare in America ed Europa anche attraverso il porto di Gioia Tauro.

Delle relazioni tentacolari della mafia italiana si è tornato a parlare un paio di giorni fa con la morte di Aldo Micciché, faccendiere italiano, collettore, a suo dire, di voti italo-venezuelani, ma soprattutto, secondo la magistratura, sorta di factotum del clan Piromalli a Caracas, una delle famiglie più potenti della malavita calabrese. La Dea americana invece, si è interessata a Franco Lauricella, altro nome pesante in Venezuela, accusato di riciclaggio

Perché gli affari della Ndrangheta calabrese spaziano dalla droga al petrolio con interessi in PDVSA la compagnia petrolifera statale venezuelana. Qualcosa che potrebbe cambiare se dalle parti di Washington arrivasse una luce verde.