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La storia di Mara, uccisa insieme ad Anna Frank a Bergen-Belsen

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La storia di Mara, uccisa insieme ad Anna Frank a Bergen-Belsen

La storia di Mara, uccisa insieme ad Anna Frank a Bergen-Belsen
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Succinto Canavese (TO), inverno 1944. Alcune famiglie di ebrei, scappate dalla Torino in preda ai bombardamenti, si nascondo qui, in una campagna remota, priva all’epoca di significative strade di collegamento. Una delle donne pero è incinta e sta male. Si ricorre allora ad una levatrice della vicina Traversella. La donna viene visitata ma tornando in paese l’ostetrica segnala alle autorità nazifasciste la presenza dello sparuto gruppo di ebrei. Scatta l’arresto. Fra loro c’è anche la pianista Marisa Ancona, detta Mara, insieme al padre Gastone e il fratello Achille. E’ il 14 febbraio del 1944. Mara e i suoi familiari finiscono prima nel famigerato campo di Fossoli e poi in aprile vengono tutti instradati verso Auschwitz. Mara sarà quindi trasferita nel lager di Bergen Belsen dove muore in data successiva all’11 febbraio del 1945. Lo stesso campo di sterminio dove è morta anche Anna Frank.

La storia di Mara è riferita nel romanzo “Il pianoforte di Mara” (Editrice La Scuola, Primo Premio Bancarellino 2010) scritto da Maria Luisa Valenti Ronco depositaria della vicenda perché è stata amica intima di Mara.

Nella giornata della memoria, euronews pubblica parte dell’introduzione all’opera scritta dal compianto storico ed ex comandante partigiano Mario Giovana che è stato testimone della vicenda in quanto amico anche lui della Valenti Ronco e di Mara.

Il pianoforte della giovane musicista ebrea

Romanzo-memoria intessuto sui ricordi di una stagione della vita – l’adolescenza – vissuta dall’autrice nelle convulsioni della guerra Il pianoforte di Mara evoca insieme le scansioni di un tempo di giovinezza intristita dai grigiori, dalle incertezze e dagli allarmi di una realtà che precipita verso il dramma collettivo. Risalgono alla memoria la sottile ma tenace dolcezza di legami di amicizia intervenuti nell’atmosfera rarefatta dell’Italia sotto il regime fascista e i sentimenti che, sull’onda di una comune passione per musica e poesia, fioriscono nel rapporto fra due creature, la figlia di un ufficiale superiore dell’esercito e una pianista ebrea – Mara appunto – creando un vincolo che non perirà nel cuore della superstite della vicenda.

Il romanzo accomuna quindi un tracciato autobiografico al racconto di una ragazza che si dipana in quello scenario travolgendo, sotto la mannaia spietata delle leggi razziali, la protagonista israelita e la propria famiglia, tutti deportati e, per quanto sembra storicamente accertato (si tratta di protagonisti della narrazione vissuti in carne ed ossa, con nomi e cognomi), inghiottiti nel girone infernale dei campi di eliminazione nazisti.

Il pianoforte della giovane musicista ebrea, il cui suono ha aperto e ritmato un po’ tutta la vicinanza delle due giovani, finirà fra i beni perduti delle vittime della repressione razziale. Il momento nel quale l’autrice del racconto assiste al suo trasbordo dalla casa dell’amica per una destinazione funestamente ignota assume la tragica consistenza del segnale irrimediabile del destino di Mara e dei suoi nel vortice di una follia di odio la cui ferita, nell’anima di chi rievoca, non sarà più rimarginata. Un destino che assume il valore di simbolo estremo della crudeltà delle leggi di uomini ignari del senso della pietà e della giustizia.