ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

Davos 2018: il ruolo delle Organizzazioni umanitarie

Allerta sullo stato della sicurezza globale. Minaccia nucleare e cambiamenti climatici sul tacolo del WEF di Davos

Lettura in corso:

Davos 2018: il ruolo delle Organizzazioni umanitarie

Dimensioni di testo Aa Aa

Da Davos arriva un’allerta sullo stato della sicurezza globale.

Un problema serio, dicono gli esperti, che potrebbe derivare da una serie di cause legate alla minaccia di nuove guerre o agli effetti dei cambiamenti climatici sempre più drammatici.

Un periodo critico per il nostro pianeta. Almeno questo è quanto affermano gli esperti riuniti al World Economic Forum. Come da prassi, viene pubblicato ogni anno, all’apertura del summit, il rapporto Global Risks: nel 2017 i timori principali erano legati ai disastri ambientali, e in particolare le condizioni meteo estreme. Alto anche il rischio legato alle minacce geopolitiche: nuovi conflitti e disastri umanitari. Ne abbiamo parlato con Daniel Shapiro, esperto mondiale di strategie: “La pace è contagiosa ma anche i conflitti lo sono, le divisioni tendono ad creare sempre più divisioni, la pace invece tende ad alimentare pace. In questo momento penso che nel mondo si tenda a focalizzarsi sempre di più sul rafforzamento delle divisioni. Ci ritiriamo in una sorta di gruppi con cui ci sentiamo più sicuri, delle tribù. Penso che ci stiamo muovendo verso un mondo tribale dove la gente cerca la nicchia, il nazionalismo, e cose simili; penso che sia come pendolo che oscilla avanti e indietro, questa è la sfida che stiamo affrontando.”

Tema centrale del forum di quest’anno è “Creare un futuro condiviso in un mondo frammentato”. Un obiettivo che vedrà impegnati i leader di tutto il mondo per cercare di rendere il mondo un posto migliore. Per discutere in modo più approfondito delle minacce alla sicurezza globale abbiamo incontrato Peter Maurer, Presidente del Comitato Internazionale della Croce Rossa.

Isabelle Kumar, euronews: “Peter Mauer, grazie per essere qui con noi. Il 2018 è appena iniziato, ma in molte zone e in molti paesi regna una forte preoccupazione.”

Peter Maurer, Presidente Comitato internazionale della Croce Rossa: “Il 2018 per noi rapprenta la continuazione del 2017, il che significa che le grandi aree di conflitto e la violenza che distrugge le società restano le nostre principali preoccupazioni e così come le migrazioni che ne derivano, gli spostamenti di massa dei civili. Il 42% di quello che stiamo facendo è per aiutare l’Africa. Il 33% delle nostre operazioni è in Medio Oriente, senza contare che ci stiamo occupando della frattura che va dal Sud delle Filippine al Myanmar fino in Afghanistan e all’Africa occidentale. Sono questi i fronti sui quali siamo maggiormente concentrati.”

euronews: “Quindi, se guardiamo alle nuove minacce, mi viene da pensare alla crescente tensione tra la Corea del Nord e gli Stati Uniti. Dopo aver letto la relazione, qual è la sua maggiore preoccupazione?

Peter Maurer: “Il Comitato Internazionale della Croce Rossa è stata l’unica organizzazione umanitaria presente a Hiroshima, quindi fin dall’inizio dell’uso delle armi nucleari noi abbiamo cercato di attirare l’attenzione della comunità internazionale su questo, è importante trovare soluzioni politiche che facciano capire la pericolosità della minaccia nucleare per l’umanità. Ovviamente stiamo monitorando gli ultimi sviluppi nella penisola coreana riguardo al dialogo tra le due Coree.”

euronews: “Questo è un problema che tratterà con tutti i leader a Davos, secondo lei quanto sono sensibili alla minaccia di una guerra nucleare nel 2018 o più avanti?

Peter Maurer: “Penso che sia molto importante che un’organizzazione umanitaria sollevi questo problema e cerchi di attirare l’attenzione dei leader politici sul peso effettivo della violenza e della guerra sia a livello nucleare o convenzionale, sul peso che potrebbero avere sulle popolazioni civili, sulle società, sulle economie. Bisogna incoraggiare i potenti a trovare una soluzione politica, non si può farlo dal punto di vista umanitaria.”

euronews: “Come giudica la risposta degli Stati Uniti a questo, qualcuno potrebbe dire che gli americani sono parzialmente responsabili di questa escalation di tensione quando si tratta della minaccia nucleare.”

Peter Maurer: “Questo vale per le tattiche politiche, mi riferisco non solo alla politica statunitense. Il fatto è che dopo una escalation di problemi, difficoltà e tensione, abbiamo visto che è subentrato il dialogo, una piccola distensione, ecco ciò che conta è il risultato e al momento è positivo.”

euronews: “Spostiamoci un po’ geograficamente e guardiamo alla Russia perché abbiamo visto molta più certezza sul palcoscenico mondiale. Ora come vede il conflitto in Ucraina e il coinvolgimento russo in paesi come la Siria che impongno di fatto anche un coinvlgimento umanitario.”

Peter Maurer: “Se ci riferiamo al nostro rapporto con la Russia negli ultimi due anni in Siria e Ucraina, e parlo in termini umanitari, è stata una relazione positiva … perché la Russia ha sostenuto il lavoro neutrale e imparziale della nostra organizzazione in Siria. Sono stati molto collaborativi nel facilitare e aiutare ad affrontare le sfide… “

euronews: “Non tutti concordano sul termine facilitazione in questa situazione …”

Peter Maurer: “Certo, penso che dipenda anche dal fatto che molte agenzie umanitarie hanno avuto la capacità di non intromettersi in questioni politiche che, naturalmente, avrebbero immediatamente attirato relazioni molto più conflittuali con la Russia; ma come importante attore umanitario sul campo ha inciso il fatto che il Comitato Internazionale della Croce Rossa è l’unica grande organizzazione internazionale che lavora nell’Est dell’Ucraina, e con il sostegno russo inoltre ha accesso a molte parti della Siria.”

euronews: “All’inizio di questa intervista abbiamo parlato dell’Africa, dove sono concentrati molti dei vostri sforzi. Ci parli brevemente di alcune situazioni di conflitto in questo Paese e cosa la preoccupa maggiormente quest’anno.”

Peter Maurer: “Quello che mi preoccupa maggiormente è quando guardo alla situazione nel Sahel, o dal Sahel al corno d’Africa, ci sono troppe fratturate in troppe zone. E quello che preoccupa sono i fattori scatenanti a lungo termine di questi conflitti, ovunque si guardi, il cambiamento climatico allontana le persone dalle opportunità economiche e dalle attività. Il conflitto tra pastori e agricoltori che un problema chiave in molte parti di questa regione, un problema a lungo termine con conseguenze a breve termine nella spirale di violenza, la guerra distrugge le società e porta le persone a migrare. Al di là del divario ideologico, i fattori scatentanti e le difficoltà nell’affrontare certe situazioni a lungo termine sono il più grande problema per gli operatori umanitari. Vediamo che siamo un’organizzazione umanitaria che agisce nel breve periodo, violenze e guerra hanno tuttavia effetti che durano nel tempo, e noi dobbiamo affrontare alcuni di questi problemi a lungo termine.”

euronews: “In poche parole, tante cattive notizie, c‘è qualche buona notizia?”

Peter Maurer: “Ci sono molte buone notizie: quando visito le regioni dove ci sono conflitti, sono molto sorpreso dall’energia, dalla forza delle persone che hanno sofferto per la guerra e la violenza, dalla loro capacità di trovare una via d’uscita; quando ho visitato la Repubblica Centrafricana, ho visto produttività nei campi profughi, donne che hanno preso il comando delle società e che hanno radunato altre donne per aiutare se stesse e le altre, questo è un grande incoraggiamento per l’organizzazione umanitaria.”