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Armi chimiche in Siria, scontro sulle indagini

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Armi chimiche in Siria, scontro sulle indagini

Armi chimiche in Siria, scontro sulle indagini
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Sulle armi chimiche in Siria continuano le battaglie diplomatiche: mentre si ha notizia di altri possibili attacchi sul terreno, i Paesi della comunità internazionale si scontrano sulle indagini.

La Russia ha proposto di attivare una nuova inchiesta delle Nazioni Unite, dopo che a novembre aveva bloccato con il veto le indagini congiunte dell'Onu e dell'OPEC. Secco il no degli Usa. "In poche parole, quando alla Russia non piacciono i fatti cerca di distogliere l'attenzione. Questo perchè i fatti portano continuamente alla verità che la Russia vuole nascondere: che il regime di Assad continua a usare armi chimiche contro il suo popolo", ha detto Nikki Haley, ambasciatrice degli Stati Uniti all'Onu durante il suo intervento alla riunione del Consiglio di Sicurezza. 

La proposta russa prevede di creare un nuovo ente internazionale di indagine, per sostituire la precedente inchiesta dell'Onu, definita un completo fallimento.

"Ancora una volta ripeto, perchè c'è bisogno di un meccanismo investigativo? Anche ieri, e oggi prima che qualsiasi indagine venga effettuata, voi sostenete senza dubbio che questo sia stato fatto dal governo siriano. Quindi siete sia i giudici che l'accusa", ha ribattuto Vasily Nebenzya, ambasciatore russo all'Onu.

La richiesta di Mosca è arrivata dopo il lancio, a Parigi, di una nuova iniziativa contro l'impunità per gli attacchi con le armi chimiche in Siria. Su iniziativa della Francia, che ha preso anche misure sanzionatorie, i 24 Paesi firmatari condivideranno le loro informazioni tra loro e con il pubblico. E' stato anche varato un sito internet ad hoc. 

Il segretario di stato americano Rex Tillerson ha attaccato la Russia accusandola di avere "la responsabilità" degli attacchi, "chiunque li abbia lanciati". 

Presente alla conferenza di Parigi anche il ministro degli Esteri dell'Italia Angelino Alfano, che ha affermato: "Da oggi l'impunità per chi usa le armi chimiche non è più un'opzione".  

"La Conferenza, a cui prendono parte 33 Paesi like-minded (tra cui, oltre ai membri G7, i principali Paesi europei, India, Corea del Sud, Turchia, Giordania, Arabia Saudita, Emirati Arabi, Kuwait), intende riaffermare la condanna dell’uso di armi chimiche, sostenere i meccanismi internazionali finalizzati alla prevenzione e all’accertamento delle responsabilità e, infine, favorire un proficuo scambio di informazioni su tali condotte criminali", fa sapere la Farnesina.