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Apple paga la tassa di rimpatrio e annuncia nuovi investimenti

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Apple paga la tassa di rimpatrio e annuncia nuovi investimenti

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La Apple torna a casa e paga 38 milioni di dollari di tassa di rimpatrio. Già primo contribuente del fisco americano, l'azienda fondata da Steve Jobs approfitta della riforma fiscale voluta dall'amministrazione Trump e fa rientrare negli Stati Uniti una parte consistente del proprio capitale (252 miliardi di dollari) che il gruppo teneva in paradisi fiscale: Cayman, Jersey, Bermuda. La riforma fiscale di Trump consente alle aziende americane di riportare in patria la liquidità detenuta all'estero con aliquote d'imposta molto  ridotte rispetto al passato: l'8% per i soldi investiti all'estero nel settori immobiliare o in altri asset "fisici", il 15,5% per il capitale tenuto all'estero sottoforma di azioni, contanti o altri liquidi.

E' possibile che anche altri gruppi americani che hanno molti capitali all'estero - Google, Facebook, General Electric - possano decidere per la via del ritorno intrapresa da Apple.

Approfittando dei tagli delle tasse sui profitti delle aziende, passate dal 35 al 21%, la Apple - forte del successo senza fine del suo Iphone - ha altresi annunciato un piano di investimenti per 30 miliardi di dollari in 5 anni, 20 mila nuovi posti di lavoro in America (oltre agli 84 mila dipendenti attualmente al lavoro negli Ststi Uniti), la costruzione di un nuovo Apple Campus e un investimento di altri 10 miliardi di dollari per la creazione di data center in 7 stati americani.

Infine, proprio questo mercoledi (17 gennaio), da Cupertino, il Ceo di Apple, Tim Cook, ha annunciato un bonus ai propri dipendenti in azioni vincolate da 2.500 dollari.
Nel frattempo ha fatto visita allo staff di Reno, Nevada.