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Le macchine ci sostituiranno? Possibilità e rischi dell'evoluzione tecnologica nel mondo del lavoro

Robot e intelligenze artificiali hanno creato nuove occupazioni ma al tempo stesso hanno preso il posto dell'uomo in molti lavori. Cosa ci riserva il futuro? In Spotlight abbiamo provato a rispondere

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Le macchine ci sostituiranno? Possibilità e rischi dell'evoluzione tecnologica nel mondo del lavoro

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La tecnologia sta creando o distruggendo posti di lavoro? I lavoratori di molti paesi sono sempre più consapevoli di quella che viene considerata una vera e propria minaccia. Veicoli autonomi, sicuri ed efficienti, ad esempio, potrebbero presto rendere obsoleto il lavoro degli autotrasportatori: milioni di persone si troverebbero all’improvviso senza occupazione.

Allo stesso tempo sempre più persone in tutto il mondo trovano nuove opportunità lavorative – spesso migliori di quelle precedenti – grazie alla continua innovazione in tutti i settori. Il mondo del lavoro sta cambiando. Vediamo insieme alcuni esempi di questa evoluzione. Il primo è quello di un’azienda che produce camomilla a Faiyum, uno dei governatorati più poveri d’Egitto, con un’alta disoccupazione femminile. Questa attività dà lavoro a centinaia di donne. Ed è in crescita, grazie alle nuove tecnologie.

Durante la raccolta sono circa 200 i lavoratori impiegati nella lavorazione di 300 tonnellate di camomilla. Le piante vengono essiccate in modo rapido e igienico utilizzando un collettore solare. Questa tecnologia, sviluppata da alcuni ricercatori locali pochi anni fa, è stata notevolmente migliorata, dando vita ad un’impresa che crea posti di lavoro in tutto l’Egitto. L’azienda offre diversi tipi di lavoro, da quelli altamente specializzati ad altri che richiedono meno competenze.

Il continuo sviluppo tecnologico potrebbe avere un effetto opposto sui posti di lavoro? Denis Loctier, giornalista di Euronews, ha cercato le risposte a Boston. Il MIT, Harvard e un vivace ecosistema di start-up tecnologiche fanno sì che la città sia all’avanguardia nel campo della robotica e dalle intelligenze artificiali.

Denis ha fatto visita alla Harvest Automation, start-up che produce robot di piccole dimensioni per applicazioni industriali. L’idea di base è quella di far svolgere alle macchine i lavori monotoni e ripetitvi svolti finora dall’uomo. Facciamo un esempio: tra le varie mansioni che possono svolgere c‘è quella di spostare i vasi nelle serre, in modo che le piante crescano nel migliore dei modi. Un’attività che, fino ad oggi, era sempre stata svolta dalle persone. Centinaia di aziende hanno deciso di utilizzare il robot creato da questa start-up.

I produttori sostengono che i loro robot non stiano rubando il lavoro alle persone. Al contrario: aiutano i coltivatori ad assumere lavoratori disposti a fare qualcosa di più gratificante invece di limitarsi a spostare le piante. “Tutti preferirebbero fare altri lavori – ha detto a Euronews l’amministratore delegato di Harvest Automation, Charlie Grinnell – come curare la crescita delle piante, guidare un trattore e così via”.

Ma cosa cambierà in futuro, quando l’intelligenza artificiale migliorerà ulteriormente le macchine? Neurala, un’altra start-up di Boston, sta sviluppando un software che memorizza e riconosce gli oggetti in maniera simile a quella del cervello umano. Se ad esempio si scatta la foto di una bottiglia, il software insegnerà alla macchina a riconoscere tutte le bottiglie in modo affidabile. Macchine di questo tipo possono identificare un bambino smarrito, rintracciare animali in via di estinzione o rilevare la ruggine su un oleodotto. Cosa sarà però delle persone che oggi svolgono questi lavori? Gli sviluppatori vedono la sostituzione degli umani con le macchine come una liberazione.

“Fare il casellante in autostrada – ha detto ad Euronews Massimiliano Versace, amministratore delegato di Neurala – non dovrebbe essere un lavoro svolto da una persona, così come non dovrebbe esserlo guardare il monitor di una videocamera di sicurezza. Dovrebbero essere le macchine a farlo. L’intelligenza artificiale è una tecnologia liberatoria“.

L’Onu ha creato una Commissione Globale sul Futuro del Lavoro, incaricata di esaminare in modo approfondito le tendenze attuali. Un gruppo di esperti aiuterà la Commissione nella sua analisi di diverse questioni, tra cui la proliferazione dell’intelligenza artificiale nel mondo del lavoro. Nel 2019 la Commissione presenterà un primo resoconto.

Denis Loctier ha parlato del futuro del mondo del lavoro con Guy Ryder, direttore generale dell’Organizzazione internazionale del lavoro.

Denis Loctier, Euronews: Abbiamo appena visto un paio di esempi di come la tecnologia possa rendere un’azienda più efficiente. Le possibili conseguenze di questa rivoluzione sono state prese in considerazione? In altre parole, le macchine ci ruberanno il lavoro?
Guy Ryder: No, non credo che ci ruberanno il lavoro, ma – come i suoi esempi hanno mostrato molto bene – l’utilizzo di nuove tecnologie ha l’effetto di creare nuovi posti di lavoro e al tempo stesso di rimpiazzare gli esseri umani. Sono entrambe realtà con cui dovremo fare i conti mentre andiamo incontro a quella che viene definita la quarta rivoluzione industriale. Analizzando le prime tre rivoluzioni industriali è possibile vedere come, dopo un primo periodo di turbolenze e aggiustamenti, le cose siano poi migliorate: abbiamo avuto più posti di lavoro e di migliore qualità, e uno standard di vita più elevato. Abbiamo letto alcuni rapporti in base ai quali la metà dei posti di lavoro esistenti nei paesi industrializzati potrebbe potenzialmente essere affidata a dei robot, in alcuni settori si potrebbe arrivare anche a più della metà dei posti di lavoro. E’ una possibilità, non voglio dire che succederà. Ci sono molti fattori che possono limitare questo processo di sostituzione. Uno di questi è la disponibilità della tecnologia e del capitale. Credo che la tecnologia debba essere utilizzata in modo tale da aiutarci a raggiungere degli obiettivi sociali e non il contrario: i nostri obiettivi sociali, cioè, non dovrebbero essere adattati alle innovazioni tecnologiche.

Denis Loctier, Euronews: Il lavoro si sta evolvendo in tutto il mondo, non solo nei paesi sviluppati. Cosa guida questi cambiamenti?
Guy Ryder: Naturalmento le cose non cambieranno allo stesso modo in tutto il mondo. Prendiamo il Giappone per esempio. E’ un paese con un’età media sempre più elevata, in cui la forza lavoro continua a diminuire. Una situazione del tutto diversa rispetto a quella dei paesi in via di sviluppo come quelli africani, dove la popolazione è in crescita e c‘è una grande domanda di forza lavoro. Lì, naturalmente, la questione del lavoro affidato alle macchine assume un significato diverso. Un altro aspetto di cui vorrei parlare, se mi è permesso, è quello della green economy. I paesi in via di sviluppo hanno il potenziale per beneficiare di un economia sempre più verde e compatibile con l’ambiente.