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Iran, la rivolta dei poveri

Per la prima volta dalla rivoluzione degli Ayatollah le proteste attraversano il paese. E a scendere in piazza sono i figli di coloro che fecero la rivoluzione

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Iran, la rivolta dei poveri

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È la rivolta dei miserabili, quella in corso attualmente in Iran. Un centinaio le città coinvolte, fra cui alcune delle più povere del paese. Ufficialmente, finora si contano 450 arresti e 21 vittime, ma c‘è chi dice che il bilancio sia più grave.

Reza Moini, di Reporter Senza Frontiere, precisa: “Di queste 21 persone che sono state uccise dalla polizia dall’inizio delle proteste, la maggior parte erano operai o figli d’operai o di disoccupati. Non facevano che chiedere pane, libertà e un tetto”.

È la prima volta dalla nascita dello Stato islamico che a scendere in piazza sono le classi più disagiate. Le stesse che avevano fatto la rivoluzione con gli Ayatollah, spiega Moini: “Queste proteste sono comparabili a quelle della rivoluzione iraniana del 1979. In 39 anni non ci sono mai state manifestazioni che si siano diffuse così in tutto il paese”.

Una situazione seguita da vicino da Bruxelles, come afferma una dichiarazione rilasciata dall’alta rappresentante della diplomazia europea Federica Mogherini. Ma all’Europa, dove si rifugiò più di vent’anni fa, il dissidente Anvar Mir Sattari non chiede nulla. Da Bruxelles, dove vive, dice ai nostri microfoni: “L’indipendenza dell’Iran è molto importante per me, anche in quanto membro del partito dei Verdi belgi ed europei. Spetta al popolo iraniano prendere in mano il proprio avvenire, senza interventi da parte dell’Europa o da altri paesi. I partiti politici europei ci hanno appoggiati molto finora moralmente, e noi non ci aspettiamo interventi che vadano al di là di questo”.