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Brexit, parla Blair: "Dovremmo avere il diritto di ripensarci"

L'ex premier ha discusso delle conseguenze di Brexit per il proprio Paese e dell'opportunità per l'Europa di mostrare leadership, riformandosi e lasciando alla GB la porta aperta, durante un'intervista rilasciata a euronews

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Brexit, parla Blair: "Dovremmo avere il diritto di ripensarci"

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Euronews
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Il 2018 sarà l'ultima chance di fermare la Brexit. Toccherà al parlamento britannico bocciarla o quantomeno ripensare al referendum per dare modo ai cittadini di scegliere davvero tra due alternative ben definite. La UE, inoltre, avrà un compito cruciale: affrontare i problemi fondamentali dell'Unione e mostrare leadership, lasciando la porta aperta alla Gran Bretagna per un eventuale ripensamento.

Lo ha detto l'ex primo ministro britannico Tony Blair in un'intervista a euronews. 

Ecco, nel dettaglio, i contenuti del dialogo con la nostra emittente.

Il diritto a ripensarci

"Quando abbiamo votato per lasciare l'Unione Europea, nel giugno 2016, non c'erano ancora stati i negoziati per lasciare l'UE e non sapevamo qual era l'alternativa che il Governo ci avrebbbe presentato.  Vedremo l'accordo nel corso del 2018. La mia osservazione è che dovremmo avere il diritto di ripensarci una volta possibile fare un confronto adeguato tra ciò che abbiamo ora, nella UE, e questo nuovo rapporto che il governo sta negoziando. Saremo in grado di farlo sulla base del raffronto tra due cose raffrontabili, simile col simile, e sulle basi di due anni di difficoltà per la Brexit".

Secondo Blair, dopo Brexit gli indicatori economici sono in discesa, manca personale qualificato nella sanità per la fuga di personale verso paesi dell'Europa e la sterlina si è svalutata del 15%. "Un gran numero di fatti ha sostituito le rivendicazioni".

Le due cose vanno di pari passo. "L'accordo che avremo ci permetterà di confrontare davvero il rapporto che avevamo con la UE, prima, e la nuova relazione futura".  

Messaggio ai leader europei: un'occasione per mostrare leadership

Blair ne ha approfittato per "dare un messaggio forte ai leader europei che devono anche mostrare leadership in questa situazione. Le ansie che hanno dato origine alla Brexit, nel Regno Unito, potrebbero ripetersi in qualsiasi altro paese europeo. A noi è capitato di dover scegliere ad un referendum da dentro/fuori. Ma se Brexit andasse avanti, l'Europa sarebbe più indebolita come entità. E' anche un'opportunità per affrontare alcuni problemi fondamentali circa il progetto europeo nel complesso. E se lo facessimo, potremmo trovare una maniera, a mio parere, per fare rimanere il Regno Unito. L'Europa potrebbe riformarsi e rimanere forte, ed è questo che ci serve nel XXI secolo, soprattutto alla luce dell'ascesa della Cina che renderà diversa la geopolitica a cui abbiamo assistito nel XX secolo".

Come una squadra di Serie A che vuole giocare in Serie B

"L'idea di sostituire gli accordi commerciali che abbiamo grazie al mercato unico dell'Unione europea con qualche accordo commerciale nel Pacifico o con il NAFTA, in America, è una fantasia. Così avremo meno peso nel mondo. E questo è un altro motivo per cui, a mio avviso, è così importante per la Gran Bretagna rimanga. O almeno, se decide di andarsene, lo faccia nella piena consapevolezza che ha deciso di indebolirsi. E' come una squadra di calcio di Premiership che decide di giocare nel campionato inferiore.  

La porta rimanga aperta

"Finchè non avviene, abbiamo un diritto sovrano a ripensarci", ha risposto Tony Blair. "I leader europei devono capirlo, mostrare leadership e negoziare in maniera opportuna con la Gran Bretagna. Al momento dobbiamo lavorare sulla base che Brexit accada, ma dovrebbero lasciare aperta la possibilità che se la GB ci ripensi davvero, allora la porta europea rimanga aperta.