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Diplomazia degli scacchi? In Arabia Saudita non funziona

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Diplomazia degli scacchi? In Arabia Saudita non funziona

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GETTY IMAGES/Salah Malkawi
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La diplomazia degli scacchi non abita in Arabia Saudita. Agli scacchisti israeliani, non invitati al campionato del mondo in corso di svolgimento a Riad, non resta che giocare tra di loro. Se la squadra di Israele non è neppure stata invitata, tensioni e polemiche hanno toccato anche Iran e Qatar, considerati paesi ostili dall'Arabia Saudita: i loro scacchisti avrebbero potuto giocare, ma senza inno nè bandiera. E a quel punto, hanno boicottato il torneo.

Sul comportamento degli organizzatori, interviene Lior Aizenberg, portavoce della Federazione israeliana: "Dobbiamo decidere quali azioni intraprendere in modo che questa situazione non si ripeta in futuro mai più. Speriamo che la Federazione Internzionale capisca la gravità di quanto è accaduto, un qualcosa di molto negativo per i giocatori israeliani e di molto brutto per il mondo degli scacchi. Noi chiederemo che il torneo non si faccia piu' qui e che i nostri giocatori vengano risarciti. Questo sport merita di meglio".

Delusa dal comportamento dell'Arabia Saudita, la campionessa del mondo ucraina Anna Muzychak, 27 anni, ha deciso di dare scacco matto, boicottare l'evento e di rinunciare al suo titolo. Il motivo? Il suo "No" alle condizioni delle donne arabe in una società profondamente maschile. Anche se, durante le partite, non è obbligatorio l'uso del velo. 

Senza queste esclusioni eccellenti, il campionato del mondo sarebbe stato un momento storico.

Per la prima volta, anche le donne possono giocare a scacchi in Arabia Saudita, appena due anni dopo che un leader religioso saudita, Abdulaziz Al-Sheikh, definì "proibito" il gioco degli scacchi.

Tra gli atleti che hanno rinunciato al viaggio a Riad, anche Mariya Muzychak, 25 anni, la sorella minore di Anna, anche lei campionessa del mondo nella sua categoria.