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Questo robot si chiama Victoria, è "incinta" e può partorire

Si tratta di uno strumento per permettere agli studenti di medicina in Ohio di fare pratica nei casi dei parti a rischio che coinvolgano donne tossicodipendenti

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Questo robot si chiama Victoria, è "incinta" e può partorire

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Video cortesia di NBC
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In media, il 65% delle donne dipendenti da oppiacei dà alla luce bambini che presentano problematiche mediche dopo il parto come vere e proprie crisi di astinenza. Ora gli studenti di medicina dell'Adena Regional Medical Center, in Ohio, possono fare pratica per imparare ad affrontare queste situazioni con un robot sofisticato in grado di simulare l'esperienza del parto. 

Si chiama Victoria e "recita" la parte di una paziente dipendente da cocaina ed eroina. Può parlare, reagire e simulare i diversi scenari medici. 

La sua invenzione è una indiretta conseguenza dell'aumento dei consumatori di oppioidi in Stati Uniti e Canada. Un fenomeno definito come vera e propria emergenza nazionale: si tratta infatti della crisi più letale nella storia del commercio di stupefacenti, scrive il New York Times. 

"I rischi aumentano con l'aumentare delle sostanze" sul mercato, ha commentato a Nbc Michelle Perdue, educatore clinico. La madre è più soggetta ad episodi emorragici e il bebé a difficoltà respiratorie. 

Il finto bimbo, venuto alla luce già 170 volte, ha permesso a oltre 300 studenti di fare pratica con le compressioni, le ventilazioni e con le tecniche per fermare i tremori - altro sintomo in grado di riprodurre realisticamente. 

Secondo Perdue, questo tipo di formazione è cruciale per i suoi studenti anche per permettere loro di avere un approccio più simpatetico con le famiglie che lottano contro l'abuso di sostanze stupefacenti. 

"Penso che sia molto importante", ha commentato. "Non vedo significativi miglioramenti nel prossimo futuro, quindi se riusciremo ad equipaggiarli con i giusti strumenti e la giusta conoscenza, quando cominceranno a praticare in modo indipendente sarà loro molto utile". 

Impressione confermata da una giovane praticante, Sydney Cryder. "E' molto bello vedere [in prima persona] il processo della nascita invece che imparare le nozioni dai libri, o sentirne parlare".