ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

I paradisi fiscali nella lista nera dell'UE: una questione di sfumature

Lettura in corso:

I paradisi fiscali nella lista nera dell'UE: una questione di sfumature

Dimensioni di testo Aa Aa

È costata mesi di negoziati e di compromessi dell’ultimo minuto la lista nera concordata martedi dai 28 ministri delle finanze che indica come paradisi fiscali 17 Paesi non europei. Isole felici che oltre, ad attirare turisti attirano soprattutto ingenti somme di capitali sulle quali grandi compagnie e privati non pagano quasi nessuna tassa. Gli Stati membri intendono applicare sanzioni contro quei territori che favoriscono l’evasione fiscale ma le spaccature seno al consiglio ECOFIN potrebbero rendere vano ogni sforzo. Da una parte la Germania, la Francia e L’Italia chiedono punizioni severe mentre Lussemburgo, Malta e Irlanda preferirebberoandarci piano.

“Questa è una vittoria che dovrebbe essere seguita da altre” – cos prima della riunione il commissario europeo Pierre Moscovici aveva esortato gli stati membri a non prendere sotto gamba i loro impegni e ad “applicare sanzioni dissuasive per esercitare pressione sui paesi terzi “ .

La lista nera include paesi piccoli e economie emergenti, mentre molti dei principali paradisi fiscali si trovano un’ altra lista di 47 Stati che hanno promesso di effettuare delle riforme per adeguarsi ai criteri fiscali europei.

“Tutto cio’ sembrerebbe incoraggiante – afferma Oxfam- ma la domanda è come faranno gli Stati membri dell’Unione ad assicurare che quei paesi adottino delle riforme, che tipo di monitoraggio effettueranno? Questo è il problema”.

Per rispettare gli impegni presi, i paesi in via di sviluppo avranno tempo fino al 2019, mentre gli altri dovranno essere in regola entro la fine del 2018. Tra coloro che si sono detti pronti a fare riforme c‘è l’Albania, che spera di poter aprire i negoziati di adesione all’UE. Il paese dovrà però prima rivedere il suo sistema fiscale.

“Abbiamo fatto grandi progressi in questa direzione – ha affermato il Primo Ministro Edi Rama, in visita a Bruxelles per incontrare i leader delle istituzioni europee. – E’ sempre facile incolpare quei paesi che stanno affrontando con coraggio le sfide per costruire un futuro migliore e che provengono da un passato difficile”.

Per il momento i paesi che si trovano sulla lista nera potrebbero perdere l’accesso ai fondi europei, ma nelle prossime settimane i ministri delle finanze potrebbero considerare delle misure più pesanti.