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Siria: la difficile ricostruzione della grande moschea di Aleppo

Un anno dopo la conquista della città da parte delle forze di Assad gli architetti sono impegnati in difficili lavori di restauro. Non è chiaro quanto tempo richiederà la ricostruzione della moschea devastata dal conflitto fra governativi e ribelli.

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Siria: la difficile ricostruzione della grande moschea di Aleppo

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Gli architetti siriani faticano a ricostruire la moschea degli Omayyadi di Aleppo, circa un anno dopo la conquista della città da parte delle forze di Assad.

Costruita fra l'ottavo e il tredicesimo secolo, la moschea è stata devastata dal conflitto fra i governativi e i ribelli. Non si è salvato neppure il minareto, segno distintivo del complesso, ridotto a un mucchio di macerie dai bombardamenti nel 2013.

I tempi del restauro non sono ancora chiari secondo l'architetto Sakher Olabi: "Saranno riutilizzate le pietre del minareto. Le numeriamo usando un programma informatico e le registreremo dopo aver capito in quale modo ricostruiremo la moschea. Ma è estremamente difficile perché non sappiamo quante pietre potranno essere riutilizzate".

Fra gli ostacoli c'è la mancanza di manodopera e di attrezzature, ogni giorno soltanto sei o sette lavoratori si occupano della rimozione delle macerie.

Dopo aver contribuito alla vittoria di Assad, i russi intendono contribuire a ricostruire la città vecchia, patrimonio dell'Unesco. E per la moschea si è fatto avanti con un finanziamento da 14 milioni di dollari il presidente ceceno Ramzan Kadyrov, personaggio controverso, fedele a Vladimir Putin.

L'entità dei danni è emersa a livello internazionale soltanto nel dicembre del 2016 quando i ribelli hanno lasciato Aleppo dopo l'offensiva dell'esercito di Damasco appoggiata dalle forze russe.