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A Ginevra si discute di pace ma in Siria cadono le bombe

Sotto l'egida dell'Onu si riuniscono a Ginevra i rappresentanti di Damasco e quelli dell'opposizione che chiede "una soluzione politica entro 6 mesi". Intanto continuano a cadere le bombe sulle ultime sacche di ribellione nonostante la tregua proposta dalla Russia.

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Mentre a Ginevra l'Onu tenta di aprire ancora una volta il sottile spiraglio dei negoziati per la pace in Siria, sul terreno continuano i bombardamenti. Colpita nuovamente l'ultima sacca di resistenza ribelle, vicino alla capitale Damasco, nonostante le 48 ore di tregua proposte dalla Russia in occasione dei negoziati in Svizzera.

Lì è giunto l'emissario del governo siriano per i negoziati e rappresentante permanente presso le Nazioni Unite, Bashar Al-Jaafari.

Dal canto suo la Commissione siriana per i negoziati (Snc) che unisce le opposizioni avanza una richiesta chiara:

"Vogliamo sia fatta maggiore pressione sul regime per continuare i negoziati e per raggiungere una soluzione politica entro 6 mesi" ha detto Nasr Al-Hariri, capo della Commissione siriana per i negoziati.

Quello in corso a Ginevra è l'ottavo round di negoziati di pace condotti sotto l'egida delle Nazioni Unite, in presenza dell'inviato speciale Staffan de Mistura.

Ogni precedente tentativo di trovare un terreno d'intesa tra la sfaccettata realtà delle opposizioni siriane e il regime di Damasco si è arenato sulla questione più spinosa: la permanenza di Bashar Al-Assad, solido alleato della Russia, alla guida del Paese.

Intanto un convoglio umanitario organizzato in cooperazione tra Onu, Croce Rossa Internazionale e Mezzaluna Rossa Siriana ha fornito aiuti in cibo, medicinali e beni di prima necessità a circa 15.000 persone a Duma, nella Ghouta Orientale. Il primo convoglio nell'area ribelle dal mese di agosto.