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Bali, eruzione del vulcano Agung: cosa sappiamo finora

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Bali, eruzione del vulcano Agung: cosa sappiamo finora

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REUTERS/Johannes P. Christo
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A Bali decine di migliaia di abitanti e turisti si stanno mettendo in salvo nell'imminenza di un'eruzione potenzialmente catastrofica del vulcano Agung, che in indonesiano vuol dire grande.

Fiumi di ceneri laviche stanno già scendendo dalle pendici del monte, mentre una densa colonna di fumo, alta oltre tre km, rende impossibile il traffico aereo. A Karangasem e in altre località, sono stati disposti centri di accoglienza per gli sfollati, che sono già 40mila. Ma per le autorità indonesiane le persone a rischio sono più del doppio. Secondo Sutopo Yuwono, protavoce dell'Agenzia nazionale per la protezione civile, "le autorità continueranno a setacciare i villaggi per convincere gli abitanti a partire, costringendoli anche con la forza, se necessario".

Quante sono le possibilità di un'eruzione?

I vulcanologi stanno avvertendo di una possibile eruzione del Monte Agung già da alcuni mesi. Centinaia di scosse sono registrate ogni giorno. A settembre, il livello di allerta è stato innalzato a quello più alto possibile e almeno 144mila persone sono state evacuate in seguito alla dichiarazione dello stato di emergenza.

Da allora, l'attività sul vulcano è diminuita e molte persone hanno fatto ritorno alle loro case. Settimana scorsa il Monte Agung ha ricominciato a rimbombare. Lunedì mattina, un portavoce dell' agenzia regionale per la mitigazione delle catastrofi ha confermato che il vulcano era entrato nella fase magmatica, il che significa che un'eruzione potrebbe essere imminente, e il livello di allerta è stato nuovamente alzato. Le fotografie scattate dall' agenzia di stampa di stato indonesiana Antara hanno catturato un bagliore rosso che sembra essere magma. La cenere continua a coprire la cima del vulcano.

Cosa succederebbe se eruttasse davvero?

L'ultima eruzione risale al 1963. allora il fenomeno aveva provocato almeno mille morti e distrutto molti villaggi. Da qui la prudenza delle autorità. Una colata lavica si estese per circa 7km e i sopravvissuti in fuga parlarono di una "pioggia di cenere". L'aspetto più letale di quell'evento fu il flusso piroclastico, una combinazione letale di blocchi di lava bollente, gas ad altissima temperatura e ceneri che non ha lasciato scampo ai residenti. 

Le autorità hanno imparato la lezione e hanno messo in atto un protocollo di sicurezza per evitare un bollettino delle vittime così tragico. Tuttavia, nessuno può davvero predirre le conseguenze di un'eruzione. Il vulcano si trova infatti in una zona ad alta densità turistica, a meno di 100 km dalle spiagge di Kuta. Una grande quantità di ceneri nell'atmosfera potrebbe lasciare a terra molti voli e, di conseguenza, migliaia di viaggiatori. 

Turisti bloccati

L'aereoporto internazionale Ngurah Rai di Denpasar è stato chiuso per 24 ore in maniera precauzionale. Centinaia di voli sono stati annullati, bloccando a terra quasi 60mila passeggeri. La maggior parte dei turisti coinvolti dalle cancellazioni è di nazionalità australiana, ma l'agenzia TASS ha calcolato che i disagi hanno colpito anche 300 russi che saranno evacuati verso le isole vicine. 

Le autorità di Bali sono preparate all'eventualità di un'eruzione. Intorno al vulcano è stata istituita una zona di evacuazione di 10 km. Circa 40mila residenti locali sono già fuggiti dalla zona, e il governatore di Bali ha detto che altri 150mila potrebbero essere evacuati.  

L'isola è una meta molto popolare che attrae milioni di visitatori ogni anno: se le principali località turistiche sono ben al di fuori della zona di evacuazione intorno al Monte Agung, l'attività vulcanica può avere un effetto a catena.

Un portavoce dell'aeroporto ha dichiarato che la situazione verrà monitorata ogni 6 ore.

La cintura di fuoco

In Indonesia i vulcani attivi sono oltre 120. Il paese dalle mille isole si trova sulla cosiddetta Cintura di fuoco del Pacifico, una zona a ferro di cavallo che si estende dalla Nuova Zelanda alla costa pacifica dell'America latina, passando dall'Indonesia e dal Giappone. In quest'arco lungo 40mila km, si registra il 90% dei terremoti e delle eruzioni vulcaniche mondiali. 

Nel 2010 esplose il Monte Merapi della Giava Centrale, causando la morte di 350 persone e l'evacuazione di altre 350mila. Negli ultimi anni si sono verificate significative eruzioni al Monte Raung di Giava orientale e al Monte Sinabung di Sumatra. Un vulcano, quest'ultimo, inattivo dal 1600.

Una delle più famose eruzioni della storia moderna è stata quella del Monte Krakatoa nel 1880, quando una serie di enormi esplosioni ha quasi distrutto l'isola ed è stata avvertita a più di 3mila chilometri di distanza. Il bilancio delle vittime all' epoca fu di 36mila persone, anche se alcune fonti sostengono che potrebbero aver trovato la morte fino a 120mila persone.  Le temperature globali sono calate di ben 1,2°C  l'anno successivo.

Si ritiene che l'eruzione del "super vulcano" al di sotto del moderno Lago Toba a Sumatra, 75mila anni,  sia stato il più grande evento eruttivo degli ultimi 25 milioni di anni e rese ancora più rigido il clima del pianeta, che già stava attraversando una glaciazione. L'inverno vulcanico risultante potrebbe essere durato sei anni.

La leggenda del Monte Agung

Il monte Agung svolge un ruolo centrale nella cultura e nelle credenze indù di Bali ed è la montagna più sacra dell'isola. 

La leggenda narra che un giorno gli dei guardarono in giù, verso Bali, e la videro galleggiante nell'oceano. Il monte Agung sarebbe stato il loro dono, una sorta di "ancoraggio" che avrebbe reso Bali stabile e tutti gli elementi in grado di "tenersi insieme". 

Ogni 100 anni, gli abitanti di Bali tengono un rituale di purificazione in un tempio arroccato sul fianco della montagna. Una cerimonia destinata a pacificare gli dei e ad evitare i disastri che colpiscono il genere umano.

L'ultima cerimonia era prevista nel 1963, poco prima dell'ultima eruzione di Agung. I sacerdoti del tempio hanno preso l'attività vulcanica come un segnale nefasto ma il presidente dell'epoca, Sukarno, aveva già pianificato la presenza al rituale da parte di un gruppo di dignitari stranieri e  insistette affinché si procedesse in tal senso. L'eruzione devastante del 1963 avvenne proprio poco dopo e a Bali venne considerata come un riflesso dell'ira degli dei, arrabbiati per il fatto che la cerimonia non si fosse svolta correttamente. Il tempio non fu tuttavia raggiunto dalle colate laviche e rimase intatto.