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Ratko Mladić visto da Belgrado

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Ratko Mladić visto da Belgrado

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L’atmosfera, le reazioni, le riflessioni a Belgrado dopo la senteza di Ratko Mladić. Il Presidente serbo Aleksandar Vucic ha incoraggiato il popolo serbo a “guardare al futuro, pensare ai nostri figli, alla pace e alla stabilità della regione”. Anita Mitic è la Presidente dell’organizzazione “Iniziativa dei Giovani per i Diritti Umani” (Youth initiative for human rights):

“Credo sia un passo positivo. Siamo finalmente arrivati al punto in cui si dice che è un criminale di guerra, è condannato come criminale di guerra che ha commesso un genocidio. Uno dei peggiori incubi, una delle pagine più nere della nostra storia si è consumata a Srebrenica quindi è un bene che ci sia finalmente un verdetto a suo carico”.

Ma quello che per una parte sembra scontato, sembra una vittoria attesa da anni, per l’altra è invece un sopruso, la sentenza pronunciata da una corte illegittima. Milica Djurdjevich è Presidente della Ong “Zavetnici”:

“Andiamo ripetendo apertamente e da diverso tempo che il Tribunale de L’Aja non è legittimo e si tratta di una corte politicamente posizionata che nei suoi anni d’attività ha condannato accusati serbi per un totale di 1000 anni di carcere e che non ha ancora condannato nemmeno un croato sul fronte dei crimini commessi contro i serbi” dice ai microfoni di euronews.

La stessa frattura si ritrova per le strade della capitale serba: “Credo che ciascuno dovrebbe assumersi la responsabilità di quel che ha fatto, indipendentemente da chi sia la persona in questione” dice una residente.

“Condanna all’ergastolo? È un disastro. Non si capisce su quali basi siano arrivati a questo verdetto. Stava soltanto difendendo il popolo serbo” afferma al contrario una pensionata che abita a Belgrado.

Borjan Jovanovski, euronews: “La sentenza de L’Aja è una chiara indicazione che a 22 anni dalla firma degli Accordi di Dayton, la Serbia resta profondamente divisa sul suo ruolo durante la guerra in ex-Yugoslavia e questo rappresenta un pesante fardello per il processo d’integrazione europea. A Belgrado, per euronews, Borjan Jovanovski”.