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Ratko Mladić: il Boia dei Balcani

Per sedici anni riuscì a rimanere latitante

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Ratko Mladić: il Boia dei Balcani

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Conosciuto come il “Boia dei Balcani”, l’ex capo militare dei serbi di Bosnia Ratko Mladić, è stato accusato dei peggiori orrori consumatisi in Europa dopo la Seconda Guerra mondiale.

Arrestato dopo 16 anni di latitanza, ha dovuto rispondere all’Aja, davanti al Tribunale Penale Internazionale per l’ex Jugoslavia, del suo ruolo di braccio esecutore della pulizia etnica contro musulmani e croati, meditata dalla leadership serba in Bosnia Erzegovina.

In primis da Radovan Karadzic, che nel 1992 mette Mladić a capo delle truppe militari serbo-bosniache.

Il generale cova l’odio dentro di sé sin dall’infanzia. Nel 1945, a soli due anni gli “ùstascia”, i miliziani croati filonazisti nemici di Tito, gli avevano ucciso il padre.

Il progetto di pulizia etnica in Bosnia tra il 1992 e il 1995 viene portato avanti con lucida freddezza. Migliaia di croati e musulmani sono deportati a Omarska, Manjaca e Trnopolje.

L’Europa rivive l’incubo dei campi di concentramento: torture, esecuzioni sommarie, condizioni igieniche estreme.

Il 2 maggio 1992 Mladić e i suoi ufficiali bloccano gli accessi a Sarajevo, sparando sul traffico in entrata e uscita, e tagliano le forniture di acqua e di elettricità.

Dopo quarantatre mesi di assedio la capitale bosniaca conta oltre 11mila morti, caduti sotto i tiri dei cecchini serbi e delle bombe.

Tutto questo sotto lo sguardo impotente dei Caschi blu, che non potranno fare nulla neanche per fermare il massacro, nel 1995, di 8000 musulmani a Srebrenica.

Le truppe di Mladić, dopo aver separato gli uomini adulti e gli adolescenti dalle donne, procederanno alla loro eliminazione fisica, con fucilazioni di massa.

Le fosse comuni finora scoperte non hanno ancora restituito i corpi di oltre un migliaio di persone.

Per il massacro di Srebrenica Mladić è stato ricercato dal Tribunale internazionale dell’Aia per genocidio, oltre che per numerosi altri capi di imputazione, tra cui crimini di guerra e crimini contro l’umanità durante la guerra in Bosnia Erzegovina.

Anche l’Interpol gli ha dato la caccia nei 16 anni di latitanza, per gran parte dei quali ha potuto godere di protezioni militari in Serbia.

Il 26 maggio 2011 Mladić è stato arrestato nelvillaggio di Lazarevo, a 80 chilometri da Belgrado.

L’evento è stato interpretato dalla comunità internazionale come uno dei prezzi pagati dalla Serbia per entrare nell’Unione Europea.

Più volte i serbi di Bosnia sono scesi in piazza per protestare contro il processo all’Aja di Ratko Mladić, definito da molti un “eroe”.