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Lesbo è la nuova Guantanamo: condizioni "insostenibili" a Moria

L'isola di Lesbo in Grecia al collasso per i rifugiati

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Lesbo è la nuova Guantanamo: condizioni "insostenibili" a Moria

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L’isola di Lesbo in Grecia è al collasso per l’enorme numero di rifugiati. Scene già viste e conosciute dagli italiani, ad esempio a Lampedusa, isoletta nel cuore del mediterranneo abbandonata dalle autorità centrali e riempita di profughi che venivano trasbordati dalle navi di salvataggio.

“Questa è la nuova Guantanamo”, dice quest’uomo. È quanto accade a «Moria», un campo concepito per 2.300 rifugiati che al momento ne ospita più del doppio, circa 5.500. Moria è il campo principale dell’isola, ma in tutta Lesbo i rifugiati sono oltre 8000. Da ferragosto sono arrivate 7.000 persone, ripartite tra Lesbo, Chios e Samos.

L’ opposizione, le ONG e la popolazione locale accusano il governo di voler lasciare i migranti nelle isole, in grandi “magazzini per le anime”. Questa settimana il malcontento ha raggiunto l’apice con l’organizzazione di manifestazioni da parte di polizia e rifugiati. Il consiglio locale ha convocato uno sciopero generale per il prossimo lunedì.

La manifestazione spontanea fuori dal cancello è iniziata quando un gruppo di circa 30 rifugiati – per lo più donne e bambini – stava per partire. Sono stati portati via in autobus, in direzione del porto, per poi essere imbarcati verso la Grecia continentale. Ma la maggioranza di persone che è rimasta ha detto a euronews che le condizioni all’interno del campo sono spaventose.

Testimonianze dall’inferno
Alcuni gridano la loro disperazione ai nostri microfoni. “Moria non è un bel posto, vogliamo andare ad Atene , qui non c‘è nulla, ci danno una bottiglia d’acqua al giorno e il cibo fa schifo”.

“I rifugiati che arrivano qui dicono che le condizioni sono inaccettabili. Dicono che vogliono lasciare l’isola”, afferma il nostro inviato.


Decine di persone continuano ad arrivare ogni giorno sulle isole dell’ Egeo e quasi tutte chiedono asilo. Ai sensi dell’ accordo concluso tra l’Unione europea e la Turchia nel marzo 2016, essi devono rimanere fino al termine della procedura. Se la richiesta non è accolta sono espulsi e deportati nel Paese di Erdogan.

I più vulnerabili vengono trasferiti sul continente. Ma le autorità locali dicono che il governo sta interpretando l’accordo in maniera troppo rigorosa, chiedendo che si trovi una soluzione per ospitare i rifugiati altrove in Grecia. Molte delle persone rinchiuse nel campo di Moria sono arrivate a Lesbo diversi mesi fa, alcuni sono qui da anni. Attendono pazientemente una risposta ufficiale alla loro richiesta di asilo, mentre all’ interno delle loro case le condizioni di vita si fanno insopportabili.

“Dovete aiutarci non ci lasciate qui, in queste condizioni, a morire in questo campo. Non c‘è acqua potabile, non c‘è pulizia nei servizi igienici. Le persone qui vivono come se fossero già morte”, ha detto Wasim Shahnawaz, 36 anni, dall’ Afghanistan.

Il campo di Moria è “estremamente sovraffollato”, ha detto Boris Cheshirkov della filiale greca dell’UNHCR all’agenzia di stampa AFP, sottolineando i rischi di violenza e abusi sessuali. Un numero “impressionante” di famiglie ha bambini molto piccoli al seguito. “Continuiamo a chiedere con urgenza al Governo greco di ridurre il sovraffollamento a Moria “.

euronews ha presentato richiesta di accesso all’interno del campo, ma è stata rifiutata. Il nostro corrispondente Apostolos Staikos riferisce che è difficile ottenere di fare entrare telecamere all’interno della struttura. I rifugiati possono tuttavia uscire e testimoniare delle condizioni di vita insopportabili lì dentro.


Reportage tradotto a cura di Alasdair Sandford