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"Le nostre Ong nell'inferno dei centri libici saranno un deterrente"

Il viceministro agli esteri Mario Giro parla di un bando da 2 milioni per mandare le Ong italiane a lavorare nei centri di detenzione libici. "Mediamo perché ci vada l'UNHCR"

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"Le nostre Ong nell'inferno dei centri libici saranno un deterrente"

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Gli sbarchi di migranti sono diminuiti in Italia del 30%, nel 2017, rispetto allo stesso periodo del 2016; negli ultimi due mesi, però, si registra un picco in alto.
Nonostante il freddo. Le partenze sono da Tunisia e Algeria, meno dalla Libia dove però resta l’orrore dei centri di detenzione.
Di tutto questo abbiamo parlato con il viceministro agli affari esteri Mario Giro che ha annunciato un bando da 2 milioni di euro per mandare le Ong italiane, entro fine mese, a lavorare nei centri di detenzione libici.
“Sappiamo che questi centri sono in una condizione molto grave, la gente soffre, probabilmente anche muore, io li ho definiti un inferno. Vogliamo superarli” – dice Giro.

Gioia Salvatori, giornalista euronews: “Nella tana del nemico, un nemico che forse andrebbe eliminato prima…”

Mario Giro: “E come? Vogliamo fare un intervento militare in Libia per far esplodere la situazione? Io penso che invece la presenza delle Ong, naturalmente a condizioni di sicurezza il più certe possibile, sia la possibilità di immettere dei testimoni dove possono avvenire questi fatti per farli diminuire. Stiamo tentando di mediare perché l’UNHCR possa entrare in Libia, in attesa intanto mandiamo le nostre Ong”.

Salvatori: “Gli sbarchi stanno aumentando, cosa succede?” *

Mario Giro: “Sono numeri piccolissimi quelli dell’aumento che c‘è stato dalla Tunisia. Certamente il fenomeno migratorio è di portata strutturale e quindi come l’acqua cerca altre strade per arrivare in Europa. Soltanto la destra può pensare a soluzioni facili o i populisti, la funzione sarà lunga, sarà negli anni. È molto importante che si mescoli aiuto pubblico allo sviluppo e intervento del settore privato per cercare di creare lavoro, impresa, spirito d’impresa, cultura d’impresa”.