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Brexit, città euroscettica ora ci ripensa: "Sì al libero scambio con l'Europa"

Succede a Grimsby, dove il "leave" aveva vinto con quasi il 70% delle preferenze: le associazioni di pescatori adesso chiedono di poter mantenere il trattato di libero scambio con l'UE

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Brexit, città euroscettica ora ci ripensa: "Sì al libero scambio con l'Europa"

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Grimsby, una cittadina costiera del nordest dell’Inghilterra, è uno tra i centri più euroscettici del Paese e nel giugno 2016 ha votato a stragrande maggioranza in favore di Brexit. Quasi il 70% dei residenti del capoluogo amministrativo del North East Lincolnshire ha dato il pollice verso all’Unione Europea.

Oggi, tuttavia, si trova a dover chiedere il governo di Londra di rimanere in Europa. Almeno per quanto riguarda gli accordi di libero scambio che sono vitali per l’economia dell’area, fortemente dipendente dalla pesca.

I responsabili locali del mercato ittico e dell’industria alimentare stanno facendo opera di convincimento sull’esecutivo May in tal senso. Simon Dwyer, della Seafood Grimsby & Humber, ha detto ai parlamentari inglesi che Grimsby “dovrebbe godere di una speciale esenzione nell’ambito ittico, scrive il Grimsby Telegraph. I produttori della città importano circa il 90% del pesce che lavorano e questo rende tutto il comparto vulnerabile all’introduzione di tariffe di importazione, aggiunge il quotidiano.

La cosa ha generato dell’ovvia ironia su Twitter. Il professor Brian Cox, noto fisico e volto della BBC, ha suggerito di dare a tutti gli inglesi una speciale “esenzione per la Brexit”


Ma alcuni ritengono che sono stati proprio i trattati europei a portare al collasso dell’industria del pesce locale negli anni ’80. In particolare, si fa riferimento alle politiche comuni della pesca (CFP) che prevedono un’ara riservata ai pescatori locali per le sole aree costiere e un sistema di quote (per ciascun tipo di pescato) per tutti gli stati membri. Questa sarebbe una delle ragioni per la maggioranza bulgara in favore della Brexit fatta registrare a Brimsby e dintorni, con una partecipazione popolare di quasi 80mila votanti.



“Non abbiamo più il controllo delle nostre acque”, disse a Time appena l’anno scorso un consigliere locale, John Stockton, membro dell’UKIP. La sua opinione, condivisa con quella di molti altri concittadini, era che senza l’Europa e i suoi vincoli Grimsby avrebbe potuto ricostruire la sua flotta peschereccia e, insieme ad essa, la prosperità perduta. Ma la ragione della crisi economica, come suggerisce l’articolo della rivista americana, potrebbe essere ben altra e andrebbe ritrovata nelle “Guerre del Merluzzo” combattute con l’Islanda dalla fine degli anni ’50 ai primi anni ’70, quando i pescatori inglesi diventarono vittime del loro stesso successo, trovandosi costretti a dover pescare nelle acque territoriali islandesi per mancanza di materia prima nel proprio bacino.


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