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Rohingya, il traffico dei bambini

impiegati nel'industrai del pesce, i piccoli sono venduti dalle stesse famiglie

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Rohingya, il traffico dei bambini

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Il traffico di bambini è l’altra faccia della medaglia della crisi che colpisce la minoranza musulmana dei Rohingya in fuga dal Myanmar dallo scorso agosto.

In questo campo profughi, in Bangladesh, da diverse settimane questa è diventanta una scena usuale: un banditore annuncia il ritrovamento di bambini. Una pratica che ha portato al ricongiungimento di 1800 bambini con i propri genitori.

“Spero che i suoi genitori vebngano ritrovati, verrò a saperlo; ma se non sarà così mi occuperò di lui per tutta la vita”.

Bambini che spariscono nel nulla, rapiti o venduti dai genitori stessi per poco più di 200 euro.

La stagione della pesca è la più propizia perché i bambini vengono impiegati nell’industria della conservazione del pesce.

Jean Lieby, Unicef:

“È il rischio che si corre in questo momento a entrare a contatto con questo traffico interno che coinvolge i minori che vengono portati nelle grandi città”.

Dall’inizio della crisi, lo scorso agosto, circa 800 mila Rohingya sono giunti in Bangladesh. L’Unicef cerca di incoraggiare le famiglie a scolarizzarlo dando loro anche contanti.