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Facebook vuole le vostre foto di nudo. Ma solo per proteggervi

Sperimentazione in Australia contro il revenge porn: inviare le proprie immagini a se stessi per creare un'impronta digitale delle foto ed evitare che altri le diffondano senza permesso, a scopo ricattatorio. In Italia manca ancora una legge adeguata

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Facebook vuole le vostre foto di nudo. Ma solo per proteggervi

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Facebook sta testando un nuovo metodo per combattere il fenomeno del revenge porn suggerendo agli utenti di caricare le proprie foto di nudo su Messenger, così da permettere alla piattaforma di catalogarle e riconoscere eventuali usi impropri futuri da parte di altre persone.

Lo riportano diversi media, dal Guardian a Forbes, citando Abc News. Il social network sta lavorando a questo esperimento in Australia insieme ad una piccola agenzia governativa, e-Safety, capeggiata da Julia Inman Grant.

L’iniziativa è stata lanciata allo scopo di arginare la cosiddetta “pornografia della vendetta”, ovvero come scrive Wired quella pratica di pubblicare in rete materiale imbarazzante come un video hard fatto in casa, oppure un’immagine dell’ex nuda, a scopo ricattatorio.

Inman Grant ha dichiarato che le vittime di abusi, in questo modo, potranno prendere iniziativa ancora prima che queste immagini vengano caricate senza il proprio consenso su Facebook, Instagram e Messenger. In Australia il fenomeno riguarda una donna su cinque tra i 18 e i 45 anni ed è ancor più diffuso tra le comunità aborigene. In Italia mancano statistiche ufficiali su questa pratica illegale.

“Sarà come inviarsi da soli un’immagine via email, ma in maniera ancora più sicura”, ha detto Inman Grant. Facebook creerà un’impronta digitale di quella fotografia. “Non verrà conservato lo scatto quanto il link, e [verranno utilizzate] intelligenza artificiale e le tecnologie di confronto delle immagini” per riconoscerlo in futuro.

Se tutto andrà secondo i piani, nemmeno un hacker – tantomeno il proprio ex – potrà cercare di caricare quella foto un’altra volta. Antigone Davis, a capo della sicurezza globale per Facebook, ha dichiarato che l’Australia è uno dei quaattro paesi pilota della sperimentazione. Gli utenti del Paese dovranno prima compilare un modulo in cui esporranno le proprie preoccupazioni, quindi potranno inviare le immagini di se stessi su Messenger: sarà compito dell’ufficio e-Safety notificare a Facebook l’avvenuta operazione.

L’azienda di Menlo Park nell’aprile scorso aveva lanciato un primo strumento per permettere agli utenti di segnalare foto intime postate senza il proprio consenso. Il sistema di riconoscimento si attivava a posteriori.

Facebook riferisce che le immagini saranno conservate per un periodo di tempo limitato prima di venire cancellate. In Italia aveva fatto discutere il caso di Tiziana Cantone, suicidatasi dopo che un suo video hard era circolato in rete senza il suo permesso scatenando la gogna mediatica.

Il quadro legislativo in Italia
“Inserire nel nostro codice penale il reato di revenge porn, intendendo con esso la pubblicazione, la diffusione e la condivisione di immagini senza che la vittima abbia dato il proprio consenso alla diffusione, non sarebbe uno scandalo. Molti paesi, fra i quali Germania, Regno Unito, Australia, Israele e 34 Stati degli USA già disciplinano il reato. In Italia, anche in virtù di un quadro normativo ad ampio spettro, la fattispecie in questione può essere inquadrata come diffamazione, violazione della privacy, stalking, tentativo di estorsione, trattamento illecito dei dati. Ma l’aumentare dei casi e la loro pericolosità intrinseca per le vittime impone un salto di qualità”, scrive l’agenzia AGI “Una proposta di legge presentata nel settembre 2016 relativa all’articolo 612 del codice penale per disciplinare il reato di diffusione di immagini e video sessualmente espliciti. Nella proposta si prevede la reclusione fino a tre anni per chi pubblica immagini private con aumenti di pena se il fatto è commesso dal partner. Si tratta di un primo timido segnale di presa di coscienza da parte della politica. Peccato che da un anno a questa parte non si sia mossa una foglia”.

Hany Farid, professore di informatica a Dartmouth che ha contribuito allo sviluppo di PhotoDNA, una simile tecnologia, intervistato dal Guardian ha usato le parole “fantastica idea” per descrivere il progetto. Tuttavia, rimane il problema delle foto condivise al di fuori dell’ecosistema Facebook. “Dovremmo incoraggiare tutte le piattaforme online a partecipare a questo programma”.