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Clima: il 2017 sarà tra gli anni più caldi di sempre

Temperature oltre i 50°C, uragani e siccità hanno caratterizzato quest'ultimo periodo. Record per il quinquennio 2013-2017. A rischio i meccanismi di vita sulla terra, dice l'Organizzazione Meteorologica Mondiale

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Clima: il 2017 sarà tra gli anni più caldi di sempre

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Il 2017 sarà tra gli anni più caldi di sempre da quando si effettuano le registrazioni. L’allarme viene lanciato dalla 23esima conferenza Onu sui cambiamenti climatici (COP23). Il premier delle Fiji, che ha aperto oggi i lavori, da Bonn ha lanciato un appello al mondo intero per una “azione urgente”.

“Il nostro appello collettivo al mondo è di mantenere l’obiettivo stabilito a Parigi”, ha detto Frank Bainimarama, presidente della COP23, riferendosi all’accordo adottato a fine 2015 nella capitale francese contro il riscaldamento del pianeta.

“Gli ultimi tre anni sono gli anni più caldi mai registrati finora e si inscrivono in una tendenza al riscaldamento globale a lungo termine”, ha dichiarato Petteri Taalas, Segretario Generale del WMO, l’Organizzazione Meteorologica Mondiale. Sotto l’effetto di un potente El Niño, il 2016 dovrebbe confermarsi l’anno più caldo, insieme al 2015 – segnato anch’esso dal fenomeno – e al 2017. El Niño-Oscillazione Meridionale, conosciuto anche con la sigla ENSO (El Niño-Southern Oscillation), è un fenomeno climatico periodico che provoca un forte riscaldamento delle acque dell’Oceano Pacifico Centro-Meridionale e Orientale (America Latina) nei mesi di dicembre e gennaio in media ogni cinque anni, con un periodo statisticamente variabile fra i tre e i sette anni.

Il 2013-2017 è stato il periodo quinquennale più caldo mai registrato, nota l’Agenzia delle Nazioni Unite. Quest’anno ha fatto segnare avvenimenti memorabili, come la serie di uragani di alta intensità che ha scosso l’area caraibica e l’Atlantico e i picchi di oltre 50°C di temperatura registrati in Asia, oltre ad una siccità endemica in Africa orientale. Fenomeni riconducibili al riscaldamento climatico e all’effetto serra, ha indicato Taalas.

A Bonn, i rappresentanti di 196 paesi devono concordare le regole per l’ applicazione dell’ accordo di Parigi, che mira a mantenere il riscaldamento globale al di sotto dei 2°C o addirittura di 1,5°C rispetto all’ era pre-industriale. Secondo diversi studi, gli attuali impegni dei paesi non sono sufficienti e potrebbero portare ad un innalzamento della temperatura di +3°C. “Le tendenze a lungo termine vanno tutte nella direzione sbagliata”, sottolinea il WMO. Le concentrazioni di gas serra nell’ atmosfera continuano ad aumentare. Rispetto ai livelli del 1750, le concentrazioni di CO2 e metano sono 1,5 e 2,5 volte superiori. Continua anche l’aumento del livello del mare e l’acidificazione degli oceani, altri indicatori del cambiamento climatico.

“L’ oceano assorbe fino al 30% delle emissioni annue di CO2 prodotte dall’ uomo”, dice il WMO. “Ma tutto questo ha un costo”. Per i coralli, l’ acquacoltura, la chimica elementare dei mari. L’ estensione del ghiaccio marino artico rimane al di sotto della norma, mentre in Antartide il ghiaccio marino, precedentemente stabile, ha fatto segnare un record negativo. “Tutto questo evidenzia la crescente minaccia per le persone, le economie e persino i meccanismi della vita sulla Terra se non siamo all’altezza degli obiettivi dell’ Accordo di Parigi”, ha concluso Patricia Espinosa, Segretario Esecutivo della Convenzione delle Nazioni Unite sul Clima (UNFCCC), che ospita la conferenza di Bonn.