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I pensionati bosniaci si danno all'arte per sopravvivere

Gli anziani cittadini di Bosnia ed Erzegovina diventano artisti e designer per sbarcare il lunario ed arrivare a fine mese. La maggior parte di loro vive ai margini della società, abbandonata dallo Stato

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I pensionati bosniaci si danno all'arte per sopravvivere

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Dal momento in cui ha smesso di lavorare nel 2010, l’economista Meliha Bičo Družić di Zenica, Bosnia ed Erzegovina, ha ricevuto una pensione minima di 326 marchi bosniaci al mese, l’equivalente di 166 euro. Una somma molto al di sotto di quanto avrebbe bisogno per coprire le spese per i bisogni primari. Non ha potuto fare altro che ingegnarsi a trovare diverse altre fonti di reddito per aumentare i suoi introiti.

Una di esse è dipingere e vendere ombrelli, che offre ai potenziali clienti attraverso Facebook. Meliha compra ombrelli ad unica tinta, li decora con vernice resistente all’acqua e li trasforma in attraenti accessori disponibili per 20 euro cadauno. “Ogni volta che sta per iniziare a piovere, posto una foto dei miei ombrelli su Facebook per dare una spinta alle vendite”, dice la 62enne Meliha a cui è venuta l’idea nel momento in cui si è trovata a dover riparare il suo ombrello rotto nel tentativo di difendersi dai cani randagi che la attaccavano per strada.

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Da quando ha iniziato a vendere ombrelli, 5 anni fa, Meliha Bičo Družić preferisce i giorni di pioggia a quelli di sole

Mentre aspetta con ansia le intemperie, Meliha dipinge e crea souvenir che vende attraverso un’associazione locale per cui fa volontariato. “Faccio cose diverse, dagli ombrelli alle sciarpe passando per i quadri. Così riesco sempre a vendere qualcosa”.

Secondo i suoi calcoli, così è riuscita a guadagnare l’equivalente di quattro volte la sua pensione, quest’anno. “Essere creativa mi rende felice, così come fare dell’arte. E aiuta a pagare le bollette”, aggiunge Meliha.

Molti pensionati in Bosnia ed Erzegovina vivono sulla soglia della povertà. Dei 410mila anziani che hanno smesso di lavorare nel Paese, circa due terzi campa con un assegno base di 166euro al mese. La pensione media è di 184 euro. Il 25 ottobre, migliaia di loro si sono radunati davanti al palazzo del governo di Sarajevo per protestare, chiedendo un aumento delle pensioni e una migliore assistenza sociale e sanitaria.

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Mirsad Šišić è riuscito a trasformare il suo hobby in una significativa fonte di reddito annuale

“Sopravvivere è già di per sé un’arte, in Bosnia”, dice il 65enne Mirsad Šišić che si è ritirato sette anni fa e da allora fatica a sbarcare il lunario con una pensione di circa 200 euro al mese. Ex operatore di una società elettrica, Mirsad racimola qualche soldo in più vendendo i suoi quadri e dando lezioni di pittura soprattutto agli studenti delle scuole elementari della sua città, Zenica. “Riesco a vendere fino a 15 dipinti e a fare due o tre sessioni di insegnamento all’anno. Non è tanto, ma è meglio di nulla”.

Sia Mirsad che Meliha mettono in mostra i loro lavori in una piccola galleria d’arte locale gestita dall’associazione “Naš most” (“Il nostro ponte”). La galleria raccoglie i quadri dei pensionati locali e degli artisti alle prime armi, ma è anche uno dei diversi luoghi della città in cui si svolgono eventi culturali, workshop e rassegne. “Le cose che facciamo qui ci permettono di evadere dalla terribile realtà dei Balcani”, dice Mirsad.

Tuttavia è sempre più difficile mandare avanti la galleria. Il governo locale non dà alcun tipo di supporto all’iniziativa e i membri dell’associazione devono sostenere le spese di tasca propria. Oltre a non mostrare il benché minimo interesse per la cultura e l’arte, le autorità bosniache raramente mettono a disposizione servizi gratuiti per gli anziani, che spesso si sentono abbandonati dalla società.

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Numerosi pensionati in Bosnia ed Erzegovina faticano a tirare avanti, poveri e ai margini del tessuto sociale

Zdena Šarić, 67 anni, è una di loro. Non ha una pensione per via di un problema burocratico, ovvero un’omissione in una delle carte necessarie. I suoi costanti problemi finanziari l’hanno costretta a combattere contro la depressione e l’isolamento. Ma da quando ha iniziato a condividere sui social media foto dei vecchi mobili che ha restaurato negli ultimi 4 anni la sua situazione finanziaria è migliorata. Si è fatta nuovi amici tra i suoi clienti e tra gli amanti del design. La sua curiosità per l’arte applicata l’ha portata ad apprendere da sola le diverse tecniche di restauro su Internet e oggi colleziona appassionatamente sedie, tavoli, armadi e altra oggettistica in stato di abbandono. Li mette a posto e li fa tornare in vita, dando loro un nuovo design.

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Zdena Šarić si è data la restauro negli ultimi 4 anni

Nonostante spesso debba seguire i dettami dei suoi clienti, la sua creatività è molto apprezzata dai compratori e da chi segue la sua pagina Facebook. “Mi piace dare agli oggetti vecchi e usati un nuovo scopo e una nuova vita. In un modo o nell’altro, mi sento un po’ come loro”, dice, ammettendo che per lei l’arte è ora fonte di felicità e un motivo per tirare avanti.

Zdena spera di avere diritto un giorno non lontano a una pensione. E’ felice di avere una buona vista e aver conservato la manualità, ma soprattutto di essere ancora in buone condizioni per lavorare. “Non so cosa avrei fatto altrimenti, e non so come avrei potuto sopravvivere”, conclude.

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Articolo di Lidija Pisker